Questo sito contribuisce alla audience di

FAMILY DAY: SALTAMARTINI, LE DONNE DI AN CI SARANNO

Editoriale sul Secolo d'Italia della coordinatrice del dip. Pari opportunità Le donne di Alleanza nazionale, portatrici di una cultura politica che riconosce alla famiglia un fondamentale valore sociale, aderiscono all’iniziativa del 12 maggio e non faranno mancare il loro sostegno al Family Day contribuendo, non solo con la propria presenza in piazza, ma anche con un pacchetto di proposte al dibattito in corso sulle modalità in cui deve concretizzarsi la tutela ed il sostegno dei nuclei familiari. L’occasione per presentare le nostre idee a favore della famiglia sarà il convegno indetto dal Dipartimento Pari Opportunità di An per l’8 maggio nel corso del quale verrà illustrata una proposta di legge che insieme alle altre iniziative già avviate è finalizzata a ridefinire il ruolo centrale in seno alla società italiana che spetta all’istituto familiare.

La destra non scopre infatti oggi la politica per la famiglia, testimoniata con l’impegno politico dei suoi rappresentanti da vari decenni. Ma oggi si avverte con maggiore urgenza la necessità di passare dalla difesa della famiglia intesa come fortino assediato alla sua tutela come risorsa nazionale. Ecco perché nel pacchetto che presenteremo nella giornata dell’8 maggio saranno contenuti vari provvedimenti già sul tappeto: dalla legge di An sul quoziente familiare, alla proposta del nostro gruppo al Senato per consentire alle donne lavoratrici la possibilità di usufruire dei congedi per maternità fino ai 3 anni di vita del bambino. Vi è poi l’urgenza di sollecitare l’attuazione della legge realizzata dal centrodestra sugli asili aziendali che – lo ricordiamo – pur ponendo l’Italia all’avanguardia nella creazione di reti di protezione sociale alle donne che riprendono a lavorare dopo avere avuto bambini, è rimasta lettera morta per un centrosinistra più abituato alla retorica dei diritti che alla “politica del fare”.
Tutte queste proposte vanno inserite, tuttavia, all’interno di un più generale impegno che le donne di An si assumono per ottenere dal Governo e dal Parlamento l’avvio di una politica di incremento demografico e di valorizzazione della maternità sul modello francese.
La marcia del Family Day può e deve perciò rappresentare l’occasione – e le donne di An se ne fanno convinte promotrici – per dare un segnale forte alla società italiana investendo su serie politiche per la natalità. La Francia ha di recente conquistato un importante primato, quello di essere il territorio più fecondo d’Europa (con due figli per donna contro la media italiana di 1,2): un risultato che non è stato ottenuto dibattendo sui valori e sui principi o disquisendo su presunti spostamenti a destra dell’episcopato, ma che è stato raggiunto grazie al fatto che da oltre due decenni la Francia investe sulla risorsa della maternità intesa come fattore di dinamismo e sviluppo sociale. Mentre in Italia ancora discutiamo sui bollini rosa da conferire alle aziende che promuovono le donne in carriera, altrove si fanno i conti con un devastante calo demografico e si imbocca “senza se e senza ma” la strada degli incentivi per incoraggiare la procreazione.
La scelta del modello francese, in un contesto come quello italiano caratterizzato da un’energica individualizzazione dei bisogni, ci sembra essere il modo migliore per dare al Family Day un’impronta positiva, non polemica, non contro i diritti individuali ma in favore del diritto alla vita. In favore soprattutto di un nuova cultura dell’accoglienza rispetto alla nascita.
Il modello francese, vale la pena di ricordarlo, si differenzia sia dal modello scandinavo di politiche sociali fondate sui servizi rivolti agli individui (più che alle famiglie) al fine di massimizzarne l’autonomia, sia dai modelli anglosassoni che ritengono negative le interferenze dello Stato nella vita privata dei cittadini.
In Francia si è fatto un investimento sulle politiche demografiche destinando allo scopo il 3% del Pil (l’Italia investe una somma pari all’1,1% del Pil – fonte Eurispes) e l’esempio francese - ricordato recentemente dal quotidiano dei vescovi “Avvenire” come modello cui un’Europa sempre più vecchia deve guardare – viene riproposto in forme diverse anche in Germania dove dal 1 gennaio 2007 è in vigore un provvedimento unico in Europa: la nuova norma prevede che, nel caso in cui la madre abbia un lavoro dipendente, riceva, per accudire il neonato, il 67% del suo ultimo stipendio netto con un tetto massimo di 1800 euro per un periodo estensibile fino a 14 mesi (anche il padre dovrà assentarsi per un minimo di due mesi dal lavoro per consentire l’accesso all’agevolazione).
La Francia ha istituito dal 2004 una serie di norme che fanno parte di un piano di accoglienza del bambino (sia nato da una famiglia tradizionale sia da una coppia di conviventi sia adottato) così modulato: un premio alla nascita (o all’adozione) quantificabile in circa 855 euro; un assegno mensile di circa 171 euro fino a 3 anni di vita del bambino; integrazioni di stipendio se i genitori scelgono il part-time per accudire il bambino; contributi fino a 6 anni di vita del bambino per pagare un’assistente autorizzata all’infanzia se non si trova posto in un asilo nido.
Come si vede si è scelta la strada di una rete di provvedimenti che fanno avvertire la maternità come un vantaggio e non come un ostacolo. Una scommessa che finora è stata impedita in Italia non dal laicismo imperante ma dai residui di veterofemminismo nei confronti dei quali, anche la cultura politica cattolica ha pagato pegno a partire dal compromesso storico in poi. In pratica quello che un tempo veniva chiamato cattocomunismo ha impedito in Italia di riconoscere il calo delle nascite e la disgregazione delle famiglie come emergenze sociali che richiedevano una risposta politica.
Il Family Day potrà essere la data di inizio di una nuova fase se la politica, e soprattutto le donne impegnate in politica, cominceranno a dare risposte a un tessuto sociale che non ha bisogno di crociate ideologiche ma di contenuti, di fatti, di risorse, di concretezza. Questi fatti noi li individuiamo in una riconoscibile politica per la natalità sul modello francese, che di conseguenza sarebbe anche una politica di sostegno concreto alle coppie che intendono divenire famiglia. Soprattutto, oggi più che mai, occorre porre al centro di qualunque riflessione politica e proposta legislativa la figura del minore in quanto base di una politica volta al futuro ed elemento qualificante dell’azione sussidiaria svolta dalla famiglia.
Siamo aperte al dialogo su questo argomento con le donne dello schieramento avversario ritenendo anzi utile la creazione di un fronte trasversale per la famiglia e auspichiamo infine che tali proposte per garantire il diritto alla procreazione e alla maternità come bene sociale entrino a far parte stabilmente del programma condiviso della Cdl.

Fonte : Secolo d’Italia del 6 aprile 2007
Autore : Barbara Saltamartini - coord. Pari opportunità An

Argomenti

Ultimi interventi

Vedi tutti