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Catture di cinghiali dentro al Parco Nazionale

Il Presidente del Gruppo Assembleare di Alleanza Nazionale al Consiglio Regionale, Luca Bartolini, dopo aver presentato una interrogazione in Consiglio Regionale sulla questione delle discutibili ed eticamente scorrette catture di cinghiali dentro al Parco Nazionale, ha anche rilasciato la seguente dichiarazione in risposta al Coordinatore degli "ecologisti per l'Ulivo" Valtancoli:

“Non ho mai avuto la presunzione di essere un animalista, però sono certamente un cultore dell’etica venatoria , di quel modo di gestire il territorio e la propria fauna con metodi ben diversi da quelli praticati da quegli organismi dove siedono “Verdi per l’Ulivo” o “Verdi per la poltrona” che tutto sanno fare tranne che gestire l’ambiente visto che partono da un pregiudizio di fondo nei confronti di chi non la pensa come loro.

Sono fiero di essere reduce da una escursione in un Parco in Austria dove Martedì scorso (ricordo per l’ennesima volta che in tutta Europa solo in Italia il Martedì e il Venerdì l’attività venatoria è vietata), accompagnato da una guardia, ho prelevato un maschio di camoscio indicatomi dalla guardia come elemento in sopranumero e quindi da prelevare.

Quella del prelievo selettivo è una pratica che viene esercitata in tutta Europa proprio per mantenere in equilibrio le popolazioni di certe specie. Una pratica che intelligentemente negli ultimi anni viene attuata anche in Italia e che è stata esercitata negli ultimi anni proprio per il cinghiale anche nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga o nel Parco Regionale d’Abruzzo del Velino Sirente solo per fare due esempi concreti che i vetero-ambientalisti nostrani fanno finta di non conoscere.

L’economia della montagna , spesso in difficoltà come i Verdi per l’Ulivo denunciano, non la si aiuta certamente con la vendita di un po’ di carne al macello.

Ci sono invece persone, formate e patentate, non solo locali ma che da tutta Italia e anche dall’estero sarebbero disposte a venire nel nostro Parco pagando per partecipare a seri abbattimenti selettivi creando un importante indotto lasciando soldi alle casse del Parco, all’albergo dove soggiornano, al ristorante dove mangiano ecc. ecc . Questo è un modo per far conoscere e apprezzare il nostro territorio e contestualmente far ridurre le concentrazioni di cinghiali presenti nello stesso che poi producono danni alle colture.

Questo fanno all’estero ed in altri Parchi in Italia, ecco perchè non capisco perché in quella voluta “campana di vetro” che da noi viene chiamata “Parco Nazionale delle foreste Casentinesi “ questo non si possa fare.

Capisco che il cinghiale è brutto, sporco ,setoloso e non ti guarda con gli occhioni e che quindi non suscitando compassione o sentimenti di tenerezza agli iscritti di LAV, WWF o LIPU, lo si possa tranquillamente catturare, torturare ed uccidere, ma eticamente non si può accettare che un Parco sia il responsabile di potenziali maltrattamenti di animali visto che con l’utilizzo di questi rudimentali strumenti di cattura, quando vengono a trovarvisi contemporaneamente cinghiali di diversa pezzatura, in molti casi i più piccoli vengono orrendamente calpestati e uccisi dai più grossi spaventati dallo scatto improvviso della pesantissima porta a ghigliottina che può cadere sulla schiena ferendo o uccidendo il malcapitato animale sottostante.

Infine, per quanto riguarda le trappole utilizzate, queste sono palesemente al di fuori da ogni normativa visto che la legge 157/92 all’Art. 21 lettera z prevede espressamente che a chiunque “è severamente vietato produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica” . Nessuna altra normativa esclude espressamente i Parchi da tali divieti.

Mentre i “Verdi per l’Ulivo” o quelli “per la poltrona” preferiscono difendere il palazzo e le proprie poltrone anziché gli animali, di fronte al silenzio assordante di LAV, WWF o LIPU stiamo noi valutando la possibilità di ricorrere alle vie legali per fermare questo sterminio di animali senza distinzioni di specie, sesso, classe ed età, cosa che un selecontrollore accompagnato da una guardia riuscirebbe invece a svolgere in maniera meno impattante di una pesante lastra di metallo che ogni volta rischia di spezzare la schiena ad un malcapitato animale senza distinzioni di specie con il rischio ulteriore di colpire anche un animale protetto come il malcapitato lupo che pare sia rimasto ingabbiato nella rudimentale trappola artigianale.

Se questa denuncia di maltrattamenti la avesse fatta non un cacciatore dichiarato come me ma un Verde, state tranquilli che tale pratica la avrebbero già bloccata .

Ma questa è purtroppo l’Italia. Mentre in Austria, per il semplice fatto che ho un porto d’armi, anche se straniero vengo accolto come una persona degna di fiducia tanto che i miei documenti personali mi sono stati richiesti solo dopo l’abbattimento , in Italia invece chi ha la fedina penale pulita, e di conseguenza solo così riesce ad avere un porto d’armi, viene invece vessato di tasse, di adempimenti burocratici, continuamente controllato e visto in malo modo da una imperante cultura vetero ambientalista , spesso infarcita da violenti no-global che magari poi te li ritrovi in Parlamento a legiferare.”

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