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Dream Music

Cos’è Dream Music e cos’è l’arte sonora.

Dream music è una rassegna d’arte sonora nata dalla collaborazione tra l’Associazione di Promozione Sociale Ara Damanhur di Bari e l’etichetta musicale Vel Net, entrambe interessate a far conoscere musiche e altri linguaggi dell’arte poco battuti dai media.

Con arte sonora ci si riferisce a quella terra di mezzo tra musiche non ortodosse, suono ambientale, arti visive, plastiche, cinetiche e performance.

In questo immenso territorio ancora largamente inesplorato rientrano suoni della natura e sintetizzati, la parola-suono della poesia, l’arte radiofonica, il film sonoro, la musica improvvisata, la musica casuale, seriale e algoritmica, la musica primitiva, la musica rituale e sacra, le sculture sonore, le installazioni, il suono urbano e del paesaggio domestico, la musica concreta, il sampling creativo, la musica elettroacustica e acusmatica, la musica delle piante, degli animali e delle stelle, sonorità mai ascoltate e sonorità retrò, musiche prodotte con strumenti tradizionali portati al limite delle proprie possibilità fisiche, con strumenti giocattolo, con oggetti sonori adattati, trovati, inventati o riciclati, il suono in relazione al colore, l’odore, alla forma, allo spazio e al tempo, la psicoacustica, la gestualitài ecc.

L’arte sonora non è semplicemente il tentativo di creare un nuovo genere musicale. E’ molto di più. E’ arte nel senso sacro del termine. Infatti fonde i suoni della natura con quelli prodotti dall’uomo dai numeri e dalle stelle.

Nel secolo scorso e ancora adesso molti artisti in occidente percepiscono, intuiscono, elaborano queste confluenze: il futurista Luigi Russolo con gli intonarumori cerca di estrarre dal rumore la sua musicalità interna, Pierre Schaeffer taglia e rimonta pezzi di nastro magnetico per trasformare voci e rumori ambientali in composizioni astratte, Marcel Duchamp utilizza le sonorità di oggetti d’uso comune, Edgard Varese esalta il valore del timbro e introduce in concetto di suono organizzato, John Cage e Morton Feldman indagano l’indeterminatezza del suono naturale, Pierre Henry utilizza suoni ambientali come strumenti e li introduce in un contesto di musica popolare (o viceversa), Jean Tinguely costruisce macchine e architetture cinetiche che producano suoni inediti, Harry Partch inventa nuovi strumenti con intervalli microtonali, Karlheinz Stockhausen utilizza l’elettronica per creare nuove sonorità e un nuovo modo di pensare e comporre musica…per citarne alcuni.

In comune hanno una stessa idea: liberare l’energia sonora contenuta nella materia e soffocata dai canoni musicali del passato, esplorare nuove sonorità con qualsiasi mezzo in qualsiasi combinazione, per ampliare la capacità d’ascolto, per trovare nelle maglie del suono e nel silenzio un intero universo. Si intravede, si svela, quell’interdisciplinarità tra i linguaggi sonoro, visivo, plastico e gestuale sin ora inesplorata nell’arte formale ma da sempre presente nel rituale a partire dall’arte primitiva.

Oggi con il raffinarsi della tecnologia per l’elaborazione elettronica del suono e delle immagini si fa musica utilizzando la struttura del DNA o le equazioni frattali, i movimenti dei pianeti, la distanza tra le stelle, l’irradiamento del vento solare e in generale qualsiasi cosa purché sia misurabile.

Tecnologia utilizzata anche dai dj che utilizzano il rumore, i suoni industriali e quelli naturali col sampling e il turntablism creativo per arricchire i propri missaggi sino a realizzare composizioni complesse e stili musicali completamente nuovi.

E’ ovvio che per parlare d’arte è necessario un valore aggiunto che la semplice emancipazione tecnologica non garantisce. E’ anche vero che il significato d’arte sfuma così come le regole e le credenze con cui lo si è attribuito nel passato. Il suo valore collettivo è infatti oggi realizzato attraverso la distribuzione e l’utilizzo di mezzi di espressione creativa più che con la fruizione di massa delle opere. In altre parole tutti oggi sono “consapevoli” di avere del talento artistico da mettere in gioco per divertirsi e comunicare creativamente e possono farlo come minimo imparando a utilizzare del software adatto, registrando suoni ambientali o raccogliendo conchiglie.

E forse è per questo che l’arte sonora da materia per pochi iniziati sta diventando di interesse per moltissime persone senza una particolare formazione musicale ma con la voglia di raffinare le proprie capacità percettive e creative. Non era questo un nostro obiettivo? Affinché sia completamente raggiunto è essenziale che si creino o si raggiungano gli spazi giusti per la fruizione: dal piccolo circolo per amatori con una stanza tappeti e cuscini, alle gallerie, al piccolo teatro, a luoghi di insolita bellezza in città e fuori città, in riva al mare o in alta montagna… (Mario Volpe)

L’arte sonora ha un approccio attivo col fruitore che è stimolato a pensare, immaginare, associare, comparare e utilizzare, percepire suoni, forme, significati, colori, odori ed emozioni. In alcuni casi il pubblico è invitato a interagire con l’opera o a realizzarla.

Dream music può essere fruita con modalità differenti: dal vivo, su Internet e attraverso cd-r, cd audio, cd-rom. Tutte le sessioni dal vivo sono registrate e alcuni estratti saranno pubblicati on line all’indirizzo www.vel-net.com/dreammusic sul quale sono disponibili informazioni sugli artisti. Le differenze di fruizione non sono solo temporali, cioè semplici repliche, ma anche sostanziali. Nel sito costruiremo dei piccoli mondi per ogni opera-artista come mappa teorica-emozionale del suo immaginario (vedi mondi già disponibili sul sito www.vel-net.com ).

Dream music é una rassegna permanente le cui edizioni si caratterizzeranno per modalità diverse di fruizione-partecipazione utilizzando ampiamente le possibilità della rete (opere collettive, assemblaggi di fonti diverse, concerti in remoto ecc).

Le scelte artistiche sono curate da Mario Volpe, fondatore dell’etichetta/laboratorio Vel Net nonché artista e produttore.

Le sessioni dal vivo della prima edizione si terranno presso la sede dell’Ass. Ara Damanhur, in un ambiente preparato appositamente. Il numero dei posti è limitato ed è necessario prenotarsi.