
Viaggio in Messico e Guatemala
Sono partito dalla stazione di S. Elena, polverosa, immersa nel fango e con i bigliettai che nullafacenti e annoiati, scacciavano le mosche. Un vecchio scuolabus americano stava per partire, anch’esso scassato, fangoso e stracolmo di gente che a oltranza continuava ad entrare sotto enormi sacchi, scatoloni legati con lo spago e altre merci che hanno invaso presto una buona parte dell’autobus. I bambini piangevano e le madri urlavano, i ragazzi scherzavano stanchi di una giornata di lavoro e tutta la confusione era fomentata da numerosi venditori ambulanti che andavano continuamente su e giù per il corridoio intasato, carichi di gelati, giocattoli, caramelle, cibi misteriosi e l’immancabile Coca-Cola; Quando il ragazzo all’entrata ha mollato la cima che teneva legata rozzamente la porta, l’autista ha alzato il volume dello stereo, il motore ha urlato gioioso e siamo partiti schizzando fango in una nuvola di fumo nero.
All’altro lato del lago mi aspettavano le sagome dei bambini che si asciugavano sulla riva, una calma piatta e il ronzio delle cicale avvolgevano tutto; il cavallo la mucca brucavano fraterni sul prato, e la corriera rombava nostalgica sulla statale.
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Vivianne








