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Padre Pio

Come ognuno di noi, anche Padre Pio ha avuto il suo angelo custode, e che angelo custode! Dai suoi scritti possiamo affermare che Padre Pio era in costante compagnia del suo angelo custode.

PADRE PIO DA PIETRELCINA (1887-1968) Devotissimo all ‘angelo. Nelle battaglie numerose e durissime che dovette sostenere con il maligno, un personaggio luminoso, certo un angelo, gli fu sempre vicino per aiutarlo e dargli forza. “Che l’angelo ti accompagni” diceva a chi gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: “Pare impossibile quanto siano obbedienti gli angeli!”.

Lo aiutava nella lotta contro Satana: «Coll’aiuto del buon angiolino si è trionfato questa volta sul perfido disegno di quel cosaccio; la vostra lettera è stata letta. L’angiolino mi aveva suggerito che all’arrivo di una vostra lettera l’avessi aspersa coll’acqua benedetta prima d’aprirla. Cosí feci coll’ultima vostra. Ma chi può dire 1a rabbia provata da barbablú! egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue diaboliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L’angiolino me lo assicura, ed il paradiso è con noi.
L’altra notte mi si è presentato sotto le sembianze di un nostro padre, trasmettendomi un severissimo ordine del padre provinciale di non scrivervi piú, perché contrario alla povertà e di grave impedimento alla perfezione.
Confesso la mia debolezza, babbo mio, piansi amaramente credendo essere ciò stato una realtà. E non avrei potuto mai sospettare, anche debolmente essere questo invece un tranello di barbablú, se l’angiolino non mi avesse svelato l’inganno. E solo Gesú sa che ci volle per persuadermi. Il compagno della mia infanzia cerca di smorzare i dolori che mi affliggono quegl’impuri apostati, col cullarmi lo spirito in un sogno di speranza» (Ep. 1, p. 321).

Gli spiegava il francese che Padre Pio non aveva studiato: «Levami, se è possibile, una curiosità. Chi ti ha insegnato il francese? Come mai, mentre prima non ti piaceva, ora ti piace» (Padre Agostino nella lettera del 20-04-1912).

Gli traduceva il greco a lui sconosciuto.
« Cosa dirà il tuo angelo di questa lettera? Se Dio vuole, il tuo angelo potrebbe fartela comprendere; se no scrivimi». In calce alla lettera, il parroco di Pietrelcina scrisse questo attestato:

«Pietrelcina, 25 agosto 1919.
Attesto io qui sottoscritto sotto la santità del giuramento, che Padre Pio, dopo ricevuta la presente, me ne spiegò letteralmente il contenuto. Interrogato da me come avesse potuto leggerla e spiegarla, non conoscendo neppure l’alfabeto greco, mi rispose: Lo sapete! L’angelo custode mi ha spiegato tutto.

L.S. Làrciprete Salvatore Pannullo». Nella lettera del 20 settembre 1912 scrive:
«I celesti personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare 1’ebbrezza dei beati. E se la missione del nostro angelo custode è grande, quella del mio è di certo piú grande dovendomi fare anche da maestro nella spiega di altre lingue».

Lo va a svegliare per sciogliere insieme le lodi mattutine al Signore:
«La notte ancora al chiudersi degli occhi vedo abbassarsi il velo ed aprirmisi il paradiso; ed allietato da questa visione dormo in un sorriso di dolce beatitudine sulle labbra e con una perfetta calma sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a svegliarmi e cosí sciogliere insieme le lodi mattutine al diletto dei nostri cuori» (Ep. 1, p. 308).
Padre Pio si lamenta con l’angelo e questi gli fa una bella predichina: «Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi fatta una bella predichina, soggiunse: “Ringrazia Gesú che ti tratta da eletto a seguire lui da vicino per l’erta del Calvario; io vedo, anima affidata alla mia cura da Gesú, con gioia e commozione del mio interno questa condotta di Gesú verso di te. Credi tu forse che sarei cosí contento, se non ti vedessi cosí abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo vantaggio, godo sempre piú nel vederti in codesto stato. Gesú permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angosce del deserto, dell’orto e della croce.
Tu difenditi, allontana sempre e disprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te”» (Ep. 1, p. 330-331).
Padre Pio affida all’angelo custode l’ufficio di andare a consolare le anime afflitte:
«Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte gli ho andato il delicato ufficio di venirvi a consolare» (Ep.1, p. 394). «Inoltre offrite a gloria di sua divina maestà il riposo che state per prendere e non dimenticate mai l’angelo custode che sempre è con voi, non lasciandovi mai, per qualsiasi torto possiate voi fargli. O ineffabile bontà di questo nostro buono angelo! Quante volte ahimé! l’ho fatto piangere per non aver voluto assecondare i suoi voleri che erano pur quelli di Dio! Ci liberi questo nostro fedelissimo amico da ulteriori infedeltà» (Ep.II, p. 277).

A conferma della grande familiarità tra Padre Pio e il suo angelo custode, riporto lo stralcio di un’estasi, nel convento di Venafro, datata da Padre Agostino il 29 novembre 1911:
«„, Angelo di Dio, Angelo mio… non sei tu a mia custodia?… Dio ti ha dato a me! Sei creatura?… o sei creatura o sei creatore… Sei creatore? No. Dunque sei creatura ed hai una legge e devi ubbidire… Devi stare accanto a me, o lo vuoi o non lo vuoi… per forza… E si mette a ridere… che c’è da ridere? … Dimmi una cosa… me lo devi dire… chi era ieri mattina qui presente?… e si mette a ridere… me lo devi dire… chi era?… o il Lettore o il Guardiano… ebbene dimmelo… era forse il loro segretariuccio?… ebbene rispondi… se non rispondi, io dirò che era uno di quegli altri quattro… E si mette a ridere… un Angelo si mette a ridere!… dimmelo dunque… non ti lascerò, finché non me l’avrai detto…
Se no, lo domando a Gesú… e poi te lo senti!… Tanto non lo domando a quella Mammina, a quella Signora… che mi guarda torva… sta lí a far la contegnosa!… Gesú, non è vero che la Madre tua è contegnosa?… E si mette a ridere!…
Dunque, signorino (il suo angelo custode), dimmi chi era… E non risponde … sta lí… come un pezzo fatto apposta… Lo voglio sapere… una cosa ho domandato a Te e sono qui da tanto tempo… Gesú, dimmelo Tu…
E ci voleva tanto a dirlo, signorino!… m’hai fatto ciarlar tanto!… sí sí il Lettore, il Lettorino!… ebbene Angelo mio, lo salverai dalla guerra che gli prepara quel birbaccione? lo salverai? … Gesú, dimmi, e perché permetterlo? … non me lo vuoi dire?… me lo dirai… se non apparisci piú, bene… ma se verrai, ti dovrò stancare… E quella Mammina… sempre con 1a coda dell’occhio… ti voglio guardare in faccia… mi devi guardar bene… E si mette a ridere… e mi volta 1e spalle… sí sí ridi… Io so che mi vuoi bene… ma mi devi guardar chiaro.
Gesú, perché non glielo dici alla Mamma tua?… ma dimmi, sei Gesú?… di’ Gesú!… Bene! se sei Gesú, perché 1a tua Mammina mi guarda in quel modo?… Io voglio sapere!…
Gesú, quando vieni un’altra volta, ti devo domandare certe cose… tu le sai… ma per ora te le voglio accennare… Che erano stamane quelle fiamme al cuore?… se non era Rogerio (P. Rogerio era un frate che si trovava a quel tempo nel convento di Venafro) che mi strinse forte… poi anche il Lettore… il cuore voleva fuggire… che era?… forse voleva andare a passeggio?… un’altra cosa… E quella sete?… Dio mio… che era? Stanotte, quando s’andarono il Guardiano ed il Lettore, bevvi tutta la bottiglia e la sete non si estinse… mi dovorava… e mi straziò fino alla Comunione… che era?… Senti Mammina, non importa che mi guardi cosí .. io ti voglio bene piú di tutte le creature della terra e del cielo… dopo Gesú, s’intende… ma ti voglio bene. Gesú, questa sera verrà quel birbaccione?… Ebbene aiuta quei due che m’assistono, proteggili, difendili… lo so, ci sei Tu… ma… Angelo mio, sta’ con me! Gesú un’ultima cosa… fatti baciare… Bene!… che dolcezza in queste piaghe!… Sanguinano… ma questo Sangue è dolce, è dolce… Gesú, dolcezza… Ostia Santa… Amore, Amor che mi sostiene, Amore, a rivederci!… ».

Riporto ancora un altro frammento di un’estasi del dicembre 1911: «Gesú mio, perché cosí piccino stamane?… Ti sei fatto subito tanto piccolo!… Angelo mio, vedi Gesú? ebbene chinati… non basta… bacia le piaghe a Gesti… Bene!… Bravo! Angelo mio. Bravo, Bamboccio… Ecco ecco si fa serio!… mette il broncio! come ti debbo chiamare? Qual è il tuo nome? Ma sa, Angelo mio, perdona, sa: benedici Gesú per me … ».

Concludo con un brano tratto dalla lettera che Padre Pio scriveva a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, dove la esortava ad apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l’uomo, a noi assegnò questo celeste spirito:

«O Raffaelina, quanto consola il sapersi di essere sempre sotto la custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabile!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce dolce per 1’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere l’anima devota che si studia d’amare Gesú, avendo sempre con sé un sí insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all’angelo san Michele lassú nell’empireo difesero l’onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li rilegarono nell’inferno?
Ebbene, sappiate che egli è ancor potente contro satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giammai potrà venir meno dal difenderci. Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi piú tristi.

Sappiate, o Raffaelina, che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata non vi lagnate di non avere un anima amica, a cui possiate aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi.
O deliziosa intimità, o beata compagnia! O se gli uomini tutti sapessero comprendere ed apprezzare questo grandissimo dono che Iddio, nell’eccesso del suo amore per l’uomo, a noi assegnò questo celeste spirito! Rammentate spesso la di lui presenza: bisogna fissarlo coll’occhio dell anima; ringraziatelo, pregatelo. Egli è cosí delicato, cosí sensibile; rispettatelo. Abbiate continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Invocate spesso questo angelo custode, quest’angelo benefico, ripetete spesso la bella preghiera: «Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidata dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre» (Ep. II, p. 403-404).

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