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L' angelo Guardiano

Un angelo custodiva la porta di un giardino; era un angelo guardiano, un piccolo angelo dai capelli scomposti come spruzzi di schiuma, perché il vento che soffiava dai monti non gli dava tregua.

Era li da tanto tempo che non ne aveva memoria, da quando il giardino arrivava fino alla pianura ed era pieno di piante e di fontane, e all’interno aveva un palazzo di cento stanze e oltre, così grande da sembrare un paese, così bello da far pensare al palazzo di un imperatore.

Invece, l’aveva costruito un mercante ricchissimo, che s’era innamorato di una principessa lontana e misteriosa e la voleva sposare. La principessa non l’aveva voluto e lui era morto di dolore. Così il palazzo era stato abbandonato ed era diventato un mucchio di rovine, le fontane s’erano seccate e del giardino non era rimasta traccia. Restava solo il muro di cinta e quella porta nascosta dalle liane, e l’angelo guardiano che la custodiva: aspettava che qualcuno ritornasse, perché così gli era stato detto, ma non sapeva quando né chi fosse. Intanto il vento gli scompigliava i capelli e lui
Il piccolo angelo si sollevò da terra un po’ meravigliato e si guardò intorno: forse non sono più invisibile si domandò per un momento. Ma subito s’accorse che gli spettatori non guardavano lui, fissavano in silenzio la bambina. A uno schiocco di frusta, era salita su una piattaforma in cima a un palo e stava lassù, a braccia aperte, guardando il vuoto. Tremava e l’angelo pensò che non era il vento a farla tremare, ma la paura. Poi la frusta schioccò, la bambina ebbe un sussulto e chiuse gli occhi: in quel momento l’angelo capì che era lei quella che aveva tanto aspettato. La prese per un lembo del vestito, appena appena l’orlo seguì. La bambina si lanciò nel vuoto, fece una capriola su se stessa, leggera come una libellula, e a braccia aperte, come un angelo in volo, arrivò tra le braccia dell’uomo.

Era per lei la prima volta e fu una specie di trionfo: il pubblico gridava, i cani abbaiavano di gioia, le scimmie facevano acrobazie; e la bambina rideva adesso e si inchinava al pubblico, felice. Dietro di lei l’angelo guardiano le reggeva ancora il lembo della veste, ma tutti pensavano che la muovesse il vento. Quando il circo partì con le scimmie, i cani, il pappagallo, il mangiafuoco e la bambina, l’angelo lasciò la porta del giardino e li seguì. Diventò il loro angelo custode, e credo sia stato il primo.

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