
Siamo negli anni 1922-23, Esenin usa passare la maggior parte
del suo tempo nelle taverne di Mosca,continuando a ubriacarsi e a dare scandalo.
In quel periodo, in ogni modo, pubblica “Confessioni di un Teppista” e si sposa
con la famosa ballerina Isadora Duncan. I due partono per un viaggio negli Stati
Uniti, poi a Berlino, Brussels, Parigi, Venezia dove si rendono protagonisti di
numerosi scandali e vengono anche denunciati per atti osceni.
In questi
versi che seguiranno (tratti dalla raccolta “Mosca delle bettole”) ritroviamo la
terra natia amata, la notte nera con la sua luna piena, il cortile ed il
vecchio cane (oramai morto) Insomma, sembra riprendere in qualche modo il filo
di “Confessioni di un Teppista”, scritto due anni prima,
addirittura ne sembra l’epilogo!
Il dipinto che
rappresenta la poesia è di Salvatore Fiume, uno del più grandi
pittori contemporanei. La traduzione è di Curzia Ferraro
Da “Mosca delle
bettole”
Si, ormai è deciso. Ho lasciato
per
sempre i campi della mia infanzia,
e più non sentirò i pioppi
scuotere le
ali del loro fogliame.
Si sgretola il casolare lontano,
il cane è
morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
ecco il mio
destino.
Eppure l’amo questa città vegetale, in legno d’olmo;
che mi
importa se è decrepita, stanca.
La sognante Asia d’oro
s’addormenta sulle
sue cupole.
E la notte, a piena luna,
brilla di incredibili
luci.
Allora, a testa bassa,
me ne vado lungo i vicoli, verso un
cafè-chantant.
Che rumore in questa lugubre taverna.
Per ore ed ore,
sino all’alba,
recito i miei versi alle puttane
mi ubriaco con i
teppisti.
E il cuore mi batte sempre più forte,
e parlo, parlo senza
sapere ciò che dico.
Come tutti voi anch’io sono al termine della mia
strada,
anch’io sono un uomo finito.
Si sgretola il casolare
lontano,
il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di
Mosca,
ecco il mio destino.
Sergej Esenin
(1922-23)
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“…Che rumore in questa lugubre taverna. Per
ore ed ore, sino all’alba,
recito i miei versi alle puttane mi ubriaco con i
teppisti…”
Painting by Salvatore Fiume (1915 -

Michelangelo Gargiulo








