
Note
dell’autore:
La lauda e’ una composizione poetica e musicale e la
sua origine risale al Cantico, in cui il sentimento religioso scopre per la
prima volta il mondo della natura.
Nella lauda il passaggio dalla forma
lirica alla forma drammatica avviene all’interno delle confraternite laiche dei
disciplinati o flagellanti. Alla fine del secolo XIII la musica
della lauda e’ gia’ avviata alla tonalita’ e compaiono le arie “allegre”, in
contrasto con toni luttuosi e penitenziali, a volte piu’ recitativi. All’inizio
esiste un solista al quale fa da contrappunto il coro in seguito i personaggi
vengono introdotti a pronunciare discorsi. Col tempo il canto fu sostituito
dalla declamazione e la musica limitata ad intermezzi. Tutto cio’ avveniva in
Umbria e a Perugia si formo’ l’avanguardia che sviluppo’ il
teatro. Il palco era allestito in modo molto semplice a volte con il solo
utilizzo di assi grezze. Gli attori passavano da una scena all’altra, spesso
gruppi diversi coesistevano nelle varie scene, in modo da sviluppare anche piu’
azioni contemporanee. Una tecnica simile a quella pittorica del polittico, con
la quale i pittori del tempo illustravano i momenti della vita di un santo in
riquadri contigui. Oggi tale tecnica si potrebbe paragonare solo al
cinema.
Musiche Angelo Branduardi , Testi
Luisa Zappa Branduardi, Sceneggiatura di Stefania
Garibaldi.
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La Lauda:
sensazioni
di Alessandra
Mazzucco
Finalmente, dopo
quattro mesi, sono riuscita ad assistere alla Lauda!
Conosco una quantità di
persone, accaniti fans branduardiani e normalissimi spettatori “neutri” che
hanno visto lo spettacolo durante questo periodo e i loro commenti sono stati
unanimi: si esce dal teatro con un grande senso di serenità e di armonia. E’
come se lo spirito ritrovasse, per un po’ di tempo, una dimensione spesso
trascurata, non necessariamente religiosa, ma leggera e trascendente. Io mi sono
seduta al mio posto conoscendo già l’evolversi dello spettacolo, alcuni dettagli
tecnici e tutte le canzoni a memoria. Eppure la sensazione di assistere
a qualcosa di assolutamente nuovo e profondamente coinvolgente, non mi ha
abbandonata un attimo.
Innanzi tutto il Menestrello. Mai come in
questa occasione Angelo si è appropriato del suo ruolo. E’ lo spettatore di un
evento importante da raccontare nei suoi viaggi, ma è anche il protagonista che
accompagna con la sua musica e una voce suadente, gli avvenimenti di cui si
trova a far parte. Suona molti strumenti diversi, si adatta al racconto
modificandosi, facendosi trascinare… soffre e gioisce insieme a
Francesco e ai suoi fratelli. Il corpo di ballo…è “più corpo
che ballo”: non si tratta di un ballo tradizionalmente inteso, quanto piuttosto
di espressione corporea con cui, pur nell’essenzialità dei costumi, gli artisti
aderiscono allo spirito del personaggio. Il lupo, nella sua sostanzialità,
comunica la natura della propria razza; gli uccelli non hanno bisogno di ali, ma
volano; i lebbrosi della scena iniziale raggelano, con l’aspetto e i
movimenti. Alcune accortezze coreografiche, il segno del “tau” fatto di
luce, la proiezione di un dipinto, la solennità della regola ribadita da abili
giochi luminosi, potenziano l’effetto coinvolgente dei brani accompagnati alle
danze ed è come trovarsi ad Assisi, nel momento in cui sta accadendo
tutto…
Perchè la sapienza del Menestrello è anche quella di saper
raccontare una storia speciale…in questo caso la storia di un uomo
che a distanza di secoli continua ad incantare con la sua santa e umana
semplicità. Quando sembra che ormai ogni avvenimento abbia raggiunto la sua
naturale conclusione…ecco che Angelo ci regala l’occasione di dimostrare la
gioia e la passione che ci ha trasmesso durante lo spettacolo.
Nella serata
di Torino in cui ho partecipato anch’io, il regalo è stato proprio grande: il
pubblico, in genere molto “piemontese”, quindi poco propenso agli eccessi di
entusiasmo, si è alzato in piedi, ha saltellato sotto il palco, ha ritmato ogni
canzone, ha “invocato” il ritorno del Menestrello che già tentava di tornare
uomo e si era infilato le scarpe…e allora…via le scarpe, mano alla
chitarra…”grazie” è stata la parola che correva su e giù dal palco: grazie a
te…grazie a voi…
E’ stato più di uno spettacolo, è più di un bel ricordo.
Un ultimo “grazie”.
Alessandra
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Michelangelo Gargiulo








