La pulce d'acqua

Nella cultura degli indiani d'America, cosi' impregnata di spiritualità e di armonia verso tutto il creato, la malattia puo' essere causata dal malato stesso che ha infranto un tabu' oppure, come succede in questo brano, non ha rispettato gli elementi naturali, provocando l'intervento di uno spirito maligno che lo punisce con un malessere o addirittura con la perdita dello spirito, dell'ombra. Compito dell'uomo o della donna di medicina, è quindi quello di riportare l'equilibrio interiore, attraverso rituali terapeutici chiamati anche "canti".

E’ buio nel bosco che sfiora il campo indiano, è l’ora delle chiacchiere tra le sequoie e i rapaci notturni… Questa notte si parla di un uomo imprudente: forse ha fatto troppe domande, oppure ha ascoltato qualcosa che non doveva… cosi’ la pulce acquatica ha rubato la sua ombra ed ora quell’uomo è malato. La civetta corre via, deve portare subito la notizia al falco: è un uccello che vola cosi’ in alto da poter arrivare vicino al Grande Spirito. Prima che sia giorno egli saprà cosa fare…
Ecco l’inizio della leggenda indiana che ha ispirato la celebre canzone della pulce d’acqua: un ”passaparola”, una sorta di “gossip” tra le creature della foresta, che riesce a salvare un uomo. Branduardi ci narra l’epilogo e lo fa con un impeto di violino, con uno sfrenato rincorrersi di note, da rendere davvero magiche le parole che porteranno la guarigione: ”E allora devi a lungo cantare, per farti perdonare e la pulce d’acqua che lo sa, l’ombra ti renderà.”
 
Alessandra Mazzucco
 
 Album: La pulce d’acqua - 1977
 

Testi consultati: “Canzoni” A. Branduardi a cura di G.Comolli Ed. Lato Side 
                        “Una storia degli indiani del nord America” a cura di D.Guasco Ed. Demetra 
 
Dipinto: “Ombra” - Mara Isolani

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Pubblicato il 11 marzo 2005 in: Canzoni

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