Questo sito contribuisce alla audience di

Barbablù

La favola di Charles Perrault racconta di un uomo che, dovendo partire per un viaggio di lavoro, lascia la giovane moglie a casa, padrona di ogni stanza, tranne che di una. La donna possiede le chiavi di tutte le imposte, ma il fatto che le sia stato vietato di aprire quella di un piccolo stanzino, la rende talmente curiosa da non riuscire a resistere: al termine della giornata, apre la porta proibita...

Per quanto l’argomento del brano sia drammatico e rimandi a immagini decisamente lugubri, lo stile musicale è molto vivace, giocato sul dialogo tra l’uomo infuriato per la disobbedienza e la donna, una roca e sensuale Pietra Montercorvino, combattuta tra rabbia e paura.
 
“Io non volevo entrassi in quella stanza/ E tu perchè mi hai dato quella chiave?/ Io non volevo aprissi quella porta/ Quella l’ha aperta la curiosità…” 
 
E’ quasi impossibile opporsi all’istinto di guardare dietro certe porte, sia quando l’accesso proibito è di qualcuno che amiamo, sia quando ce lo siamo costruito noi stessi, nel nostro inconscio.”Non chiedere quella verità che non ti è necessaria…” diceva Esenin, eppure, anche quando si ha il presentimento che per non ferirsi, sarebbe meglio non aprire e non guardare, la natura umana è implacabile, vuole sapere. Puo’ succedere allora di vedere qualcosa di molto doloroso, da combattere o da accettare come inevitabile, secondo la propria indole, oppure, difendersi dalla realtà cercando di guardarla con occhi diversi, come fanno i poeti, come ha scritto Paruir Sevak*:
 
“Vedo la vita solo da un occhio, l’altro è di vetro
  Se da questo unico occhio vedo molte cose, ne vedo molte di più dall’altro
  Perchè l’occhio sano mi serve a vedere, quello cieco a sognare.”
 
*Paruir Sevak, poeta armeno (1924-1971) 
 
Alessandra Mazzucco
 
 
Album “Pane e rose” 1988
 
Dipinto: Bruno Lotti “Uscio del cortile”

Genius Stat

Genius Stat