
Per quanto l’argomento del brano sia drammatico e rimandi a immagini decisamente lugubri, lo stile musicale è molto vivace, giocato sul dialogo tra l’uomo infuriato per la disobbedienza e la donna, una roca e sensuale Pietra Montercorvino, combattuta tra rabbia e paura.
“Io non volevo entrassi in quella stanza/ E tu perchè mi hai dato quella chiave?/ Io non volevo aprissi quella porta/ Quella l’ha aperta la curiosità…”
E’ quasi impossibile opporsi all’istinto di guardare dietro certe porte, sia quando l’accesso proibito è di qualcuno che amiamo, sia quando ce lo siamo costruito noi stessi, nel nostro inconscio.”Non chiedere quella verità che non ti è necessaria…” diceva Esenin, eppure, anche quando si ha il presentimento che per non ferirsi, sarebbe meglio non aprire e non guardare, la natura umana è implacabile, vuole sapere. Puo’ succedere allora di vedere qualcosa di molto doloroso, da combattere o da accettare come inevitabile, secondo la propria indole, oppure, difendersi dalla realtà cercando di guardarla con occhi diversi, come fanno i poeti, come ha scritto Paruir Sevak*:
“Vedo la vita solo da un occhio, l’altro è di vetro
Se da questo unico occhio vedo molte cose, ne vedo molte di più dall’altro
Perchè l’occhio sano mi serve a vedere, quello cieco a sognare.”
*Paruir Sevak, poeta armeno (1924-1971)
Alessandra Mazzucco
Album “Pane e rose” 1988
Dipinto: Bruno Lotti “Uscio del cortile”

Michelangelo Gargiulo








