
La fede, si potrebbe rispondere. In realtà ai tempi di San Francesco, la religiosità era legata ad un estremo rigore e a mortificazioni che lasciavano ben poco spazio all’allegria. Le figure dei monaci giunte fino a noi, offrono una visione di uomini austeri, spesso malinconici e tormentati, ben lontani dalla gioiosa spontaneità del Santo di Assisi. Eppure anche Francesco era molto rigido e scrupoloso in fatto di mortificazioni corporali. Considerandosi un esempio vivente, per tutta la vita impose al suo fragile fisico, digiuni e penitenze da lui stesso giudicate in seguito, eccessive. La gioia che lo distinse derivava dalla povertà totale e volontaria. Proprio quella povertà che libera lo spirito dalle necessità e dalle costrizioni della vita quotidiana e diventa libertà mentale, che permette di aderire al Vangelo, amando senza riserve. Grazie a queste premesse si possono comprendere le parole con le quali Francesco definisce la Perfetta Letizia, in un toccante dialogo con Frate Leone, riportato nei Fioretti.
Anche possedendo i poteri dei santi, la conoscenza dei segreti della natura e dell’animo umano, non si raggiunge la Perfetta Letizia perchè questi sono doni di Dio, di cui non abbiamo nessun merito, se non quello di saperli coltivare. Perfetta Letizia è vincere sulle proprie debolezze e “…volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie, e obbrobri e disagi…”
Alessandra Mazzucco
Testi Consultati: “I fioretti di San Francesco” a cura di C.Segre e L.Morini Ed. Rizzoli
“Vita di un uomo: Francesco d’Assisi” C.Frugoni Ed. Einaudi
“Vita di S.Francesco d’Assisi. Lo sposo di Madonna Povertà” A.Iacovelli Ed. Francescana
Dipinto: Cimabue - Madonna con Angeli e S.Francesco

Michelangelo Gargiulo








