Branduardi e Caparezza: "La fitta sassaiola dell'ingiuria"

"Mi agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura"... Due "Cape rezze" che si incontrano: Ne viene fuori uno strano incrocio di stile e di linguaggio, apparentemente discordante, genialmente bizzarro.

Ma cosa ci fa Angelo nei contorsionismi
lessicali del molfettiano Michele Salvemini, in arte Caparezza?
Ma poi, sarà vero che la “rezza capa” è un diretto omaggio al Maestro? Certo che
in comune questi due c’hanno solo la capigliatura, ma una
“Confessioni di un malandrino” intercalata negli scioglilingua
di quel buffo personaggio fa strano, ed è un strano che piace, o forse
no…almeno, non piace a tutti. Ma ben vengano questi esperimenti, ben vengano
queste “contaminazioni”, mai chiudere le proprie canzoni, anche se sono
capolavori assoluti (come nel caso di questa canzone composta sui versi di
Sergej Esenin), nell’ autocelebrazione. Una canzone può essere
rimaneggiata, fatta a pezzi, ricucita e ricomposta; niente di male, l’importante
è ottenere un risultato dignitoso, e in questo caso “l’esperimento” sembra
riuscito. Quanto meno è servito a far conoscere Angelo, quello de “Alla
fiera dell’Est”,
 anche nel pianeta dei
rappettari

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