
Il cinismo
appartiene solo alla razza umana, e se l’odio che ne
deriva è occasione di gioco oppure di strafottenza, per la cagna non conta. Non
capisce il meccanismo che induce l’uomo ad annullare una maternità, la sua: dopo
averli leccati, anzi, accarezzati tutti, erano sette. Sette
cuccioli che finiscono in un sacco, portati via per
essere gettati nell’acqua gelata. E’ la cagna che ulula alla luna la sua
disperazione dopo avere visto la sua sconfitta nella rassegnazione, in quel
gesto che non sa spiegarsi.
Canzone canina
In una stalla di
campagna,
sopra le stuoie, all’aurora,
ha partorito una cagna
sette
piccoli cuccioli d’oro.
Fino a tardi li ha carezzati tutti,
pettinati con
la sua lingua,
e grondava di ghiaccioli strutti
a sera la sua pancia
pingue.
Ma quando sui pali di sera
vanno a dormire i galletti,
è
venuto il padrone nero
e li ha messi dentro un sacchetto.
La madre fuggì
sulla neve,
fuggì per corrergli dietro:
a lungo tremò l’acqua
lieve
sotto il rotto specchio di vetro.
Si leccava il sudore sul
pelo
ritornando piena di cruccio:
sulle case la luna là in cielo
le
pareva quasi un suo cucciolo.
Su nella cerula tenebra
essa la guarda ed
abbaia:
ma svanisce la luna tenera
dietro la siepe dell’aia.
E come nell’odio non
si lagna
se le gettano pietre per giuoco,
così ruota i suoi occhi di
cagna
come due stelle di fuoco.
Sergej Esenin
Trad. R. Poggioli, a cura di, II fiore
del verso russo - Da Puskin a Pasternak, Oscar Mondadori, Milano 1970, p.
551-552
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Dipinto: “Rassegnazione” -
NahomiOkada

Michelangelo Gargiulo








