
La musica è dirompente, vigorosa e non trascina nei luoghi sognanti di un certo immaginario branduardiano, ma nell’atmosfera terrena e mondana di una sala da biliardo.
”C’è una luce che luna non è, in un buio che notte non è…” Il giocatore non ha un volto, nè un nome, ma è lì, davanti a nostri occhi, con le sue emozioni espresse in parole e note. C’è una voce che non parla, ma lui può sentirla: è la voce che gli dice dove mirare. Il respiro si ferma, la mano sfiora il verde bruciante del tappeto. Colpisce. E quel “tic tac” arriva come un sollievo, nel momento in cui si vede ciò che non viene raccontato: le bilie d’avorio si ricorrono mescolandosi tra una sponda e l’altra, rotolano, come rotola il nostro tempo, per pochi infiniti secondi. Qualcuna sparisce inghiottita. Metafora della vita.
Alessandra Mazzucco
Album: “Il dito e la luna” 1998
Dipinto: “Playing pool” Michael S. Ferguson

Michelangelo Gargiulo








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