
Gli archi e i fiati si alternano, si
incontrano, si arricchiscono di suoni nuovi, poi lasciano spazio alla
voce… l’atmosfera che Branduardi riesce a creare è intensa e sognante,
da fiaba, come le calde notti
d’estate di cui canta, quelle che accompagnano il tempo della
raccolta.
Una spiga di grano osserva
con ansia i fuochi festosi dei contadini e si chiede chi
la coglierà dalla terra; una mela è sul ramo più alto dell’albero,
in attesa di una mano che giunga fino a lei.
Ma l’estate finisce, la raccolta è
terminata: la spiga dorata e lucente, matura di semi, desiderosa
di donarsi e di fruttificare, non viene nemmeno vista, nessuno le
bada, nessuno si accorge di lei. Anche la
mela vorrebbe donare se stessa per il piacere altrui, vorrebbe essere
nutrimento e delizia: è visibile,
desiderabile e invitante. La sua altezza però la isola da tutti coloro
che vorrebbero prenderla, nessuno osa arrivare fino a
lei. E il destino è uguale per entrambe: appassiranno piano piano,
conservando fino all’ultimo le loro speranze ed illusioni, ma
moriranno solitarie senza aver conosciuto la pienezza della
loro vita.
E’ chiara l’analogia, così è per alcune
donne. Ricche di doni e desiderose di condividerli con passione e
dedizione, ma appena sfiorate dalla vita,
ignorate o irraggiungibili, amaramente trasparenti agli occhi
dell’amore.
“Quale un dolce pomo sull’alto rosseggia, alto sopra il
ramo più alto,
che i raccoglitori trascurarono, anzi non trascurarono, ma
non poterono
raggiungere…”
Saffo
Alessandra Mazzucco
Album “Cogli la prima mela”
1979
Dipinto: “Rest at the Harvest” W.Bouguereau

Michelangelo Gargiulo








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