
Alla chiusura del Salone si è raggiunto un totale di 164.600 presenze.
Di queste, 10.900 sono relative agli operatori professionali
(giornalisti, discografici, autori, compositori, esecutori, insegnanti di
musica, promoter, manager musicali). I soli giornalisti accreditati
presso l’Ufficio Stampa ammontano a 1300. Questa è la nota
dell’intervento curato da Angelo Branduardi dal titolo Musica
delle origini, origini della musica (ovvero: anche la Creazione
ebbe la sua colonna sonora)
Al principio era il suono. Davvero? Qualcuno ci pensava già? Le storie della
creazione che aprono i grandi libri delle tradizioni dei popoli concordano nel
riconoscere alla musica - o, meglio, ad un evento sonoro - il primo atto dello
scatenarsi di una fantasia divina alle prese con l’organizzazione della materia.
E quando il mondo comincia a prendere forma, la musicalità della creazione
gradualmente si spegne e si annulla. Chi è, allora, il musicista? È uno
stregone, un iniziato alla realtà della musica primigenia, che sa cogliere nelle
cose i resti di un suono originatore e sa richiamarli in vita. Oppure è un
sacerdote, che nella contemplazione, può parlare a Dio usando la sua stessa
lingua di suoni.
È Angelo Branduardi a trarre dalla sapienza extraeuropea
questo racconto: il pubblico in sala lo ascolta incantato dalla sua capacità di
relatore e di cantastorie, anche se in questo caso non c’è chitarra, e la voce
viene usata per cantare solo quando si impone la necessità di qualche piccolo
esempio. Il problema di partenza, che in sala Londra è stato affrontato su
questo piano etno-metafisico, è il favore incontrato dalla World Music tanto dal
pubblico quanto dai musicisti. Si contano ormai in gran numero gli artisti che
hanno dato alla propria carriera una sterzata al proprio percorso compositivo e
sonoro, recandosi in Oriente o in Africa ad ascoltare e ad imparare sul campo
qualcosa di totalmente “altro”. ” Se il musicista moderno va a cercare queste
forme in altre culture, è perché la musica che gli sta intorno non lo soddisfa
pienamente”. Si sarebbe perso, dice Branduardi, il senso della musica come
evento vissuto. ” Noi ascoltiamo il Requiem di Mozart alla Scala di
Milano, ma lì non c’è nessun morto. Questo non sarebbe concepibile in India o in
Africa “. Il risultato è un distacco inconscio ell’ascoltatore
occidentale dalla musica, che viene osservata e conosciuta come un fatto
esterno.
Il ritorno all’etnico è probabilmente un tentativo di
restituire all’esperienza musicale il suo valore profondo: un esigenza che va
ben al di là di un puro desiderio di nuovi suoni.
Torino, 11 ottobre
1996
FONTE:
Arpnet.it

Michelangelo Gargiulo








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