San Francesco agli stati generali dell'Antimafia

«Essere qui per me significa portare la mia solidarietà. Lo farò attraverso dei versi di Francesco d’Assisi che io stesso ho musicato. Le parole del santo potranno essere di conforto a tutte quelle persone, in particolar modo ai giovani, che non si sono date per vinte ed ancora credono fortemente nel primato della legalità». Angelo Branduardi.

Chissà cosa avrebbe pensato (e detto) San Francesco sul discorso mafia. Don Ciotti ha invitato Angelo a portare e rappresentare il Santo di Assisi, nella 3 giorni romana degli stati generali dell’Antimafia, una kermesse che ha avuto una grande eco tra i media. Ma Francesco era un eversivo. A suo modo, si intende. La sua Regola era roba tosta, come si direbbe oggi, che pretendeva una rinuncia incondizionata ad ogni bene terreno, rinuncia pressochè totale ad ogni forma di confort, e il ritorno ad uno stile ancestrale di vita. Altro che uccellini e lupi da domare. Francesco con gli uomini semplici era dolce, ma coi potenti poteva essere duro e inflessibile, estremamete rigoroso, ma convincente. Non era un ingenuo o un bonaccione, come una certa iconografia di comodo degli ultimi secoli ci ha fatto credere.
E allora Francesco cosa avrebbe detto ai signori politici presenti a Roma? Non si faceva illusioni, Francesco, lui che -provocatoriamente- preferiva parlare agli uccelli e a tutti gli animali del Creato, gli unici capaci di ascoltarlo. In una ipotetica conferenza stampa, molto probabilmente avrebbe esortato i potenti a buttare via il telefonino, a togliersi quei panni di dosso, a rinunciare a tutto ciò che appare irrinunciabile. Probabilmente avrebbe detto che predicare bene e razzolare male non solo è inutile, ma potrebbe essere controproducente e quindi pericoloso. Che la mafia è generata dalla voglia di ricchezza e di affermazione, dell’eccessivo bisogno di imporsi nella società, insomma la sete di potere che imperversa anche nel mondo politico.
Francesco sapeva parlare soprattutto con la gente semplice, non perchè fosse semianalfabeta, anzi, ma semplicemente perchè capiva la potenza del messaggio, l’importanza di comunicare bene, di essere forti e chiari. Ma quali sono i messaggi che hanno saputo dare i nostri potenti? Cosa puo’ dedurre il comune mortale sapendo che anche in parlamento c’è chi fa uso di droga? Non si diceva che è la maggiore, se non unica, risorsa della mafia per arricchirsi e favorire giri di denaro sporco con conseguenti giri di appalti truccati e di corruzione? Cosa deve pensare il comune mortale che, per la tanto decantata privacy (che guarda caso funziona solo per una certa casta), non si sono fatti i nomi e di conseguenza si è garantita l’impunità? Si raddoppia l’uso della cannabis perchè non si vuole mettere in prigione il consumatore e non si possono di nuovo riempire le carceri appena alleggerite dall’indulto. Questo è un messaggio positivo? Eppure non mancano gli eroi, non mancano i martiri che si sono sacrificati pur sapendo che potevano morire, come sempre, come in ogni circostaza, c’è il bene e il male, ma del bene spesso ci si dimentca, abbiamo la memoria corta e addirittura si denigra chi ha sacrificato la propria vita come, ironia della sorte, è stata la manifestazionbe contro i ragazzi di Nassiriya svoltasi praticamente in contemporanea, quasi come una macabra e abominevole risposta. Brutto segno. C’è una crisi di valori di fronte alla quale sembriamo tutti impotenti e incapaci di reagire, o quantomeno di comprendere. E’ da qui che bisognerebbe partire e possibilmente agire, perchè fin quanto esisterà il malessere individuale, la rincorsa alla ricchezza e allo pseudo successo, ci sarà terreno fertile per la morte, per la mafia. “Aver vinto su te stesso, sappi, questa è letizia”. Questa è la potenza del messaggio, di quelli positivi, di quelli che di cui avremmo bisogno, ma c’è qualcuno in grado di salire su un pulpito e gridarla ad alta voce?

Contromafie, ”Stati Generali dell’Antimafia”
Roma, 17-18-19 Novembre 2006

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