
“Una luce dall’alto aveva colpito il centro del palcoscenico e in quel fascio così
bianco da sembrare fluorescente era apparso Condor, in un abito scuro con il
collo alla coreana dal rigore quasi monastico.Teneva la testa china verso il
pubblico e le braccia abbandonate con noncuranza lungo il corpo.
Nelle mani aveva un violino e un archetto.”
Giorgio Faletti da “Niente di vero tranne gli occhi”
E’ il momento di presentarvi questo straordinario documento che, ne sono sicuro, diventerà un piccolo classico. Trattasi dell’esecuzione di Angelo di a Lequio Berria col violino di Francesco Pressenda. E’ ed è stato un momento altamente solenne, davvero.
Il suono è limpido, si sentono le vibrazioni di questo antico legno, ed anche quando l’arco sfiora le corde. Da notare le espressioni di Angelo che prima sembra accarezzare il violino poi gli imprime forza, quasi volesse dominarlo con le sue “sferzate” e indurlo a liberare la sua centenaria pigrizia accumulata in anni di letargo.
Buon ascolto!

Michelangelo Gargiulo








