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Capitan Tsubasa

Il calcio visto da Yoichi Takahashi

A cura della CF Team

Articolo di: Ryo

 

La famiglia Tsubasa si trasferisce a Fujisawa, un paese che sta proprio sotto il grande monte Fuji, e qui facciamo la conoscenza del piccolo Oozora, un bambino fenomenale col pallone, nato per giocare a calcio, 10 anni prima gli fu regalato un pallone da suo padre e lui non se ne staccava mai, era felicissimo solo insieme ad esso e piangeva quando gli veniva tolto, addirittura fu investito da un camion in corsa e si salvò solo grazie a quel miracoloso pallone….

Questo ragazzino farà subito la conoscenza di Ishizaki, (che nonostante non sia all’altezza di oozora diventerà uno dei grandi pilastri della difesa), Roberto Hongo (il centravanti brasiliano dalle origini giapponesi) che vede in lui il futuro del calcio giapponese e diventerà suo allenatore e Wakabayashi il miglior portiere in circolazione , che se dapprima con Tsubasa nascerà un accesa rivalità, in seguito saranno dei grandissimi amici.

L’autore Yoichi Takahashi ci presenta questa sua bellissima opera divisa in 2 parti: la prima si compone di 37 volumetti e inizia dal campionato nazionale tra le scuole elementari e finisce con il primo campionato mondiale juniores. La seconda serie denominata “World youth”  è composta da 18  volumetti e racconta come i nostri protagonisti proseguono la loro carriera nel mondo del calcio professionistico. Infine c’è l’ultimo volumetto “speciale”….

La serie animata concepita in Giappone nell’83, fu portata in Italia solo nell’86 e fu subito successo accompagnando molti bambini nella loro infanzia (come me) e spesso, traviarli anche tanto a portarli ad iscriversi ad una scuola calcistica (tranne me).

Personalmente tra la versione cartacea e quella televisiva preferirei di gran lunga quella cartacea per tanti motivi, tra i quali il fatto che le azioni si svolgono molto più velocemente, infatti  nella versione televisiva a volte le partite risultavano alquanto frustranti a causa del numeroso tempo che i calciatori impiegavano per passare da un lato all’altro del campo, o addirittura durante un azione si fermavano a pensare per alcuni minuti!

 

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