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Intervista a Mirko Fabbreschi, dei Raggi Fotonici

Il sottoscritto AtaruCF ha intervistato per voi in esclusiva Mirko Fabbreschi dei Raggi Fotonici, il famoso gruppo musicale che ha composto ormai tantissime sigle per i nostri anime

1) Ciao Mirko. Innanzitutto, per rompere il ghiaccio, che ne dici se ci parli un po’ di te? Com’è nata la tua passione per la musica e per i cartoni? Quali sono i tuoi hobby?

Ciao a te. La domanda con cui tu mi chiedi di rompere il ghiaccio è forse una delle più difficili che si possano fare… parlare di se è sempre complicatissimo. Semplificando un po’ direi che sono un privilegiato che ha fatto delle sue passioni un lavoro a tempo pieno. Studio musica da quando ho cinque anni. Prima in un coro di voci bianche della mia città natale, Grosseto, poi il conservatorio a Livorno, nel frattempo una miriade di gruppi rock e di collaborazioni con alcuni importanti cantautori italiani fino ad arrivare alle sigle televisive. La cosa divertente è appunto che le mie passioni coincidono con il mio lavoro: musica, fumetti, cinema e l’amore incondizionato per tutto ciò che è creatività.

2) E’ ancora viva in te la passione per i cartoni animati? Quali sono i titoli che preferisci di più?

La passione per i cartoni animati è ancora vivissima. Certo, ogni tanto tendo a cadere nella trappola della nostalgia e mi rivedo cose del passato, serie o lungometraggi anni 80 che continuo a trovare bellissimi nonostante le evidenti ingenuità che all’epoca avevano le storie, il disegno e il doppiaggio…. ma a parte questo piccolo neo mi posso ancora definire un appassionato di questo settore. Attualmente ho un debole particolare per Death Note (chi non lo ha ancora visto si faccia un favore e se lo veda!!!!!!!)

3) Bene, ora parliamo del vostro gruppo. Com’è nato? Come siete soliti lavorare di fronte ad una nuova canzone? Quali sono le canzoni che ritenete più importanti tra tutte le vostre opere?

La band nasce ufficialmente nel 1998 ma già almeno tre anni prima, seppur con altri nomi, suonavamo cover di cartoni animati in giro per piazze e locali. Poi nel 1999 la prima sigla originale, completamente scritta e cantata da noi, arrivò per caso. Si chiamava Spazio Manga e andava in onda su una piccola tv privata laziale. Da li alle prime sigle per Rai Due e per le maggiori società che si occupando di animazione in Italia, fu solo una serie di incalzanti e straordinarie casualità. La prima sigla televisiva che portò i Raggi Fotonici sui circuiti nazionali (TV dei Ragazzi, Rai Due, ore 17.30) fu quella di un cartone animato giapponese, Superdoll Rikachan. È ovvio che inizialmente non avevamo un metodo e (forse) neanche un nostro stile. Sigle come Rikachan, Digimon World, Hello Kitty e il Teatrino delle Favole non ci appartengono molto per il semplice fatto che non avevamo un metodo lavorativo. Arrivavano delle sigle da realizzare e cercavamo di essere veloci e puliti nella realizzazione, cercando soluzioni musicali standard per quegli anni, non volevamo infatti deludere il committente, il funzionario Rai, il supervisore, avevamo un sorta di ansia da prestazione! Poi una sera di luglio (che ricorderò per sempre), dopo una diretta radiofonica a Roma, iniziammo una chiacchierata notturna sulle rive del Tevere con Detto Mariano, grande musicista e autore di molte sigle anni 80 come di successi internazionali per Mina, Celentano e Battisti, e si entrò in argomento “sigle”. Lui mi confessò di non avere una gran simpatia per quelle nuove. Secondo lui la differenza tra quelle moderne e quelle di allora era nel fatto che le sigle odierne venivano trattate come un prodotto commerciale, di discografia qualunque e soprattutto era palese l’intenzione di scrivere per i bambini. Secondo Detto Mariano invece negli anni 80 si scrivevano prima di tutto delle belle melodie, che funzionassero. Belle canzoni in assoluto e non belle canzoni per bambini. In un attimo ho capito che il mio essere musicista oggi era anche frutto di quella musica per bambini ma adulta, di quei giri di basso suonati da Ares Tavolazzi degli Area in Ufo Robot o Capitan Harlock o di quella chitarra rock’n'roll suonata da Dave Sumner nei brani dei Rocing Horse, che quella musica oggi fa parte del mio DNA culturale perchè ha un valore assoluto, perchè è bella musica e non solo bella musica televisiva per bambini. Da allora il mio metodo di scrittura con i Raggi Fotonici è diventato quello di avere come priorità lo scrivere anche per gli ometti di domani, di realizzare sigle che abbiano una loro dignità assoluta e che poi, casomai, siano anche delle buone sigle tv. Tra trent’anni i bambini di oggi saranno forse degli appassionati di fumetti e cartoons come me, o magari alcuni di loro saranno solo semplici nostalgici curiosi che andranno sul web a cercare le note della loro infanzia. Bene, io vorrei più di ogni altra cosa che quando questo capiterà quegli uomini oggi bambini provino una duplice emozione, legata ai loro ricordi ma anche legata alla riscoperta da adulti di una bella canzone. Da questo punto di vista sigle come “Supergals, ragazze alla moda”, “L’invincibile Dendoh”o “L33T”, sono sigle che ritengo fondamentali per la nostra storia di cartoon-band.

4) Inizialmente avete esordito riproponendo vecchie sigle dei robottoni giapponesi, come Daitarn 3, cantate da gruppi come “Micronauti” o “I Cavalieri del Re”. Avete tratto inizialmente molta ispirazione da questo genere di gruppi? C’è qualche vecchia, o nuova, sigla cantata da altri gruppi che ti è rimasta particolarmente nel cuore o che avresti voluto cantare tu insieme al tuo gruppo?

Come già accennavo la nostra formazione nasce come “cartoon-cover-band”. Era la metà degli anni 90 ed eravamo in pochissimi a fare cover di cartoni animati. Ci contavamo sulla punta delle dita di una mano: Raggi Fotonici, Amici di Roland, Cialtroni Animati. Tra tutti, gli unici fortunati ad essersi evoluti in “cartoon-band” e quindi ad avere avuto la possibilità di realizzare sigle proprie per serie televisive nazionali siamo stati noi Raggi. Ovviamente però l’imprinting delle formazioni storiche anni 80 che per tanti anni abbiamo suonato si è fatto e si fa sentire nella nostra musica. Considera che Douglas Meaking, il vocalist dei Superobots e dei Rocking Horse, spesso è presente come corista nelle nostre sigle e che in tutti i dischi prodotti fino ad oggi, da Supereroi a Random Robot, da Divento Verde a Gente di Cartoonia, c’è sempre un omaggio alle sigle degli anni 80. Addirittura nel 2003, per l’edizione in dvd di Daltanious, quando la Dynamic Italia ci chiese una sigla nuova per il robottone con il leone in petto, decidemmo di non scrivere una nuova sigla ma di reinterpretare quella storica, un po’ più rock come era nelle nostre corde ma in duetto con i Superobots che la interpretarono in origine. Quella versione di Daltanious “Raggi Fotonici feat. Superobots” oltre che sui dvd è stata pubblicata pure in un cd prodotto da Rai Trade. È uno dei lavori di cui andiamo più orgogliosi. Come negare quindi il nostro amore incondizionato che le formazioni degli anni passati? La cartoon-band del passato che più ci ha ispirato musicalmente è di certo quella dei Rocking Horse: musicisti eccezionali che suonavano sigle dal sapore rock’n'roll, tante chitarre, coretti e suoni beat e poi nella loro musica si precepiva il gusto di mettere le mani sugli strumenti e non di premere solo manopole e tasti di un campionatore, si respirava forte la voglia di far vibrare corde elettrificate e di suonare buona musica destinata a rimanere nella tradizione della musica pop italiana! Non a caso le sigle che considero come le migliori in assoluto di sempre sono quelle di Meakin & Co. I titoli sono Forza Sugar, Dottor Slump e Arale, Sampei…

5) Solitamente vi occupate di scrivere sigle per anime andati in onda sulla RAI, o distribuiti dalla Dynamic. Potresti dirci come avviene questo processo di commissione delle sigle? Vi vengono fatte delle richieste specifiche per le musiche, per le parole o altro? Vi viene descritto l’anime interessato nei minimi dettagli o vi danno solo delle indicazioni molto generiche?

Per la verità questo è quanto ci accadeva in passato. Al momento il rapporto lo abbiamo direttamente con i canali Rai o con gli studi di produzione. Attualmente, per darti un’idea, ci occupiamo dell’identità sonora di canali come Rai Sat Yo Yo, Smash e realizzaimo pure sigle per Rai Gulp ma direttamente su commissione del singolo canale. Per quanto poco frequente (accadeva più negli anni passati) ancora comunque ci capita di essere contattati dal distributore della serie, come nel caso dei cartoni dell’allora Dynamic Italia, oggi Dynit. In questi casi è assai probabile infatti che chi acquisisce i diritti per l’Italia della serie riesca a vendere il cartone animato a Rai, Mediaset, MTV o ai canali satellitari e che la vendita dei diritti di trasmissione sia di fatto un pacchetto all’interno del quale è contemplato pure l’impegno da parte di chi vende di provvedere all’edizione della serie: adattamento ai dialoghi, doppiaggio, sigla ed eventuali musiche interne. Nel caso specifico delle serie giapponesi di Dynit, è la società a contattarci, grazie ad un rapporto di fiducia che si è consolidato negli anni, e a commissionarci la sigla. Quando la serie è destinata alla trasmissione su Rai Due però c’è sempre un funzionario del canale che supervisiona il lavoro (dalla sigla al doppiaggio) e spesso addirittura sceglie e impone qualche scelta artistica. Spesso vengono suggeriti concetti o parole da esprimere nel testo come durata e tipo di sonorità della musica. Di recente ci è capitato di realizzare una sigla per Italia Uno (è infatti attualmente in onda al mattino “Vipo il cane volante” di cui abbiamo realizzato sigla e musiche interne e di cui personalmente ho curato la consulenza musicale) e nel prodotto destinato a Mediaset ho riscontrato decisamente meno rigore nel supervisionare musiche e doppiaggio rispetto ai lavori fatti per la Rai. L’iter produttivo della sigla è in ogni caso il seguente: la società o direttamente il canale ci commissiona la sigla, avviene a quel punto una riunione con chi supervisionerà la serie e ci viene successivamente inviato un filmato e una sinossi. Quest’ultima è di fatto una sorta di sintesi della serie dove ci sono indicazioni approssimative sulla storia, sui personaggi, l’ambientazione, il tempo ed il mondo all’interno del quale ci si muove, eventuali poteri del protagonista o le motivazioni di eroi e antagonisti. Certo la possibilità che oggi si ha di consultare internet per sapere qualcosa di più sull’anime è una manna dal cielo ma io personalmente ho spesso lo scrupolo di contattare pure il direttore del doppiaggio della serie interessata e di scambiarci quattro chiacchiere informali sui caratteri dei personaggi e sulla storia. Questa è un’abitudine che ho consolidato dopo che un paio di volte, basandomi sulle poche indicazioni della sinossi e su quello che vedevo nel video della sigla originale, ho scritto un testo che non c’entrava assolutamente nulla con la storia dell’anime. La prima versione del testo della sigla di SuperGals ad esempio raccontava una storia che era esattamente il contrario di quello che avviene nel cartone. Io e Fabrizio Mazzotta scrivemmo il testo a quattro mani basandoci sulle immagini della video-sigla originale giapponese. Quando ci trovammo in studio per registrare decidemmo di inserire in un punto della sigla una battuta recitata della voce della protagonista della serie e chiamammo Ilaria Latini (la doppiatrice di Ran). Sottoponemmo il testo che avrebbe dovuto recitare a Ilaria e fu lei, che in quei giorni era impegnata nel doppiaggio di SuperGals ed era quindi preparatissima sulla storia, a farci notare che Ran non era disperatamente innamorata del protagonista maschile e lo voleva conquistarlo a tutti i costi ma l’esatto contrario! Ricordo che quel giorno non registrammo nulla, tornammo a casa e riscrivemmo in una notte il testo da capo!!

6) Secondo te è cambiato qualcosa tra le sigle italiane degli anni ’80 e quelle odierne? C’è stata un’evoluzione oppure si lavora sempre allo stesso modo? Qual è la tua opinione al riguardo?

In parte credo di aver già risposto a questa domanda in precedenza e come ti dicevo sono molto condizionato dall’aver lavorato in studio con alcuni degli artisti che negli anni 80 hanno realizzato sigle per me fondamentali. Con molti di loro ho un’amicizia sincera e una frequentazione anche al di fuori del lavoro. Douglas Meakin, Dave Sumner, Olimpio Petrossi sono miei compagni di bisboccia, i Fratelli Balestra, Silvio Pozzoli o Enzo Draghi sono ad oggi cari amici. Dalla loro esperienza ho capito che una costante nella realizzazione delle sigle (ieri come oggi) è la fretta. Sigle commissionate il giovedì per essere editate il lunedì sono la normalità. La grande e più che sostanziale differenza è che negli anni 80 il committente non si occupava direttamente della sigla ma commissionava alle grandi case discografiche che esistevano in Italia la realizzazione di sigla. Quando veniva chiesto ad un’etichetta come la RCA di creare la sigla italiana di un cartoon, questa aveva a sua disposizione mezzi, studi di registrazione di ottimo livello, aveva sotto contratto e quindi al suo servizio i migliori tecnici, strumentisti, autori e parolieri italiani, a volte intere orchestre. Il risultato: Vince Tempera suonava con Guccini ma nel tempo libero scriveva Ufo Robot o Remì, Migliacci scriveva “Nel blu dipinto di blu” e con la mano sinistra il testo di Mazinga o di Carletto, molti dei cantanti e cantautori più apprezzati degli anni 70 e 80 si divertivano a mettersi in gioco cimentandosi con le sigle dei cartoni animati, senza regole, senza pensare alle esigenze discografiche, a come un brano doveva suonare per poi essere inserito in una compilation remix, senza preoccuparsi della censura o del veto del funzionario televisivo. A occuparsi delle sigle erano professionisti della musica che supervisionavano dei musicisti. Oggi invece ci sono dei professionisti della tv (ma non certo della musica) che supervisionano e spesso condizionano il lavoro di noi musicisti.

7) Come valuti le sigle originali giapponesi, e soprattutto i loro testi? Le sigle giapponesi di solito non parlano del cartone in sé per sé, addirittura non ne citano mai nemmeno il titolo, ma parlano di emozioni, sentimenti e così via. Ritieni che anche in Italia funzionerebbe questo stile?

I giapponesi sono maestri in molti degli aspetti riguardanti l’animazione. Riescono a trovare soluzioni di regia per cui ottimizzano intere sequenze animate, soluzioni grafiche e caratterizzazioni dei personaggi che spesso poi fanno tendenza in tutta l’animazione mondiale e certo la loro tecnica di scrittura dei testi non fa eccezione. Nonostante tutto l’utilizzo del testo in senso “narrativo” è un’esigenza che in Italia risale agli anni 70 e che io trovo ancora oggi sensata.
Insomma trovo impagabile il vantaggio di poter vedere una serie che magari non conosciamo pure dalla 12° puntata e di sapere, grazie alla sigla, che la protagonista è una bambina, va a scuola, vive con la nonna, ha poteri magici ed altre informazioni del genere. Questo ci rende certo più facile la vita… perchè rinunciarci?? Poi capitano eccezioni come il testo della sigla di Lamù che ha una sua dignità di testo indipendentemente dalla storia del cartoon o come (giustamente) alcuni anime destinati ad un pubblico più adulto. Penso alle serie trasmesse da MTV. Ricordo che volutamente nella canzone “Follow the Wind” realizzata per Inuyasha scrivemmo un testo in inglese che parlava semplicemente di coraggio, di amore e dell’importanza di seguire il vento…

8) In Giappone le sigle sono un aspetto essenziale di un anime: ogni singola serie animata possiede più sigle diverse di apertura e di chiusura. In questo modo vengono venduti CD musicali singoli per ogni serie animata, creando attorno a loro un business non indifferente. In Italia invece la sigla di un cartone è unica, e i gruppi che le scrivono alla fine vendono i loro CD come raccolte di tutte le sigle che hanno cantato in un certo periodo. Secondo te come mai avviene tutto ciò? Si arriverà mai anche in Italia in una situazione per lo meno più vicina a quella nipponica?

Siamo ancora lontani. In Italia persiste il binomio “cartoni-bambini”e quindi lo sforzo di realizzare ben due sigle diverse è assolutamente al di fuori di ogni logica! Ironia a parte, oltre alla questione culturale, pesa anche il fatto che come dicevamo poco fa da noi la realizzazione delle sigle (nella stragrande maggioranza dei casi) non è più affidata a case discografiche ma direttamente all’emittenza televisiva. I gruppi di cartoon music a cui fai cenno nella domanda non esistono più dagli anni 80. Sono scomparsi per motivi che non starò qui a descriverti con la chiusura della RCA italiana e con l’avvento di altre micro-casualità. Ci sono oggi alcuni autori di musiche e testi e pochissimi interpreti a fare questo lavoro a tempo pieno. Cristina D’Avena, Giorgio Vanni a Mediaset, Raggi Fotonici e Cartoon Family (che è però più un gruppo di lavoro e di autori che si avvalgono di interpreti spesso diversi e che si firma anche con altri pseudonimi) in Rai. Mediaset ha RTI, un suo comparto musicale forte, ed infatti le sigle di Italia Uno periodicamente finiscono in qualche compilation. Le edizioni Rai sono curate dalla società Rai Trade che raramente ha ritenuto un affare, commercialmente parlando, produrre e distribuire cd di sigle. Per chiudere la panoramica delle problematiche considera infine che com’è ormai noto, in Italia non si vendono più cd e che gli appassionati di serie animate non sono i bambini, che li fruiscono esclusivamente come un passatempo, ma ragazzi e adulti che nel rispetto della tradizione nipponica spesso preferiscono le musiche originali. Serve una svolta culturale che forse avverrà quando le nuove generazioni si troveranno nei luoghi della gestione del potere televisivo. Io aspetto fiducioso e nel mio piccolo faccio dall’interno tutto il possibile! Del resto i Raggi Fotonici sono obbiettivamente gli unici ma soprattutto i primi a non essersi trovati per caso ma ad aver scelto consapevolmente di fare delle sigle tv una professione. L’amore ed il rispetto che ci lega a questa stupefacente forma espressiva che sono i cartoni animati credo sia una questione generazionale di noi bambini di ieri cresciuti a “pane e Mazinga”. Noi siamo casualmente i primi a trovarsi dall’altra parte della barricata e ad affrontare professionalmente l’impegno creativo nei cartoons. È fisiologico che altri ne verranno, come noi o forse migliori, sensibili ed appassionati quanto noi e forse di più. A quel punto quello che tu auspichi diverrà un fatto.

9) I Raggi Fotonici si sono sempre distinti oltre che per la loro musica anche per l’impegno e la sensibilizzazione su tematiche sociali, in particolar modo in tema ambientale. Come è nato questo connubio tra musica e impegno sociale? Avete in programma altre iniziative in tal senso nei prossimi mesi?

Nell’arte ci sono due correnti rispetto all’impegno sociale. C’è chi dice che chi fa arte dovrebbe essere al di fuori delle questioni morali, delle questioni sociali e politiche che andrebbero professate in privato ma che non dovrebbero trasparire. C’è poi chi dice che chi fa arte a volte ha il dovere di mettersi in gioco, di esporsi e di utilizzare la propria visibilità (tanta o poca che sia) per cambiare il più possibile le cose. Io non sono mai riuscito a scollegare il mio essere artista dal mio essere persona. E da persona ho delle questioni che mi appassionano e che sento vicine. Quella della difesa dei più deboli è una di queste. Del resto l’Uomo Ragno o Goldrake questo ci hanno insegnato! E poi c’è il nostro impegno a favore degli Animalisti Italiani a favore delle cui cause abbiamo devoluto i proventi di un nostro cd e per i quali abbiamo realizzato la canzone “Vivo in una gabbia”, musica ufficiale dei loro spot televisivi di Pubblicità Progresso contro l’abbandono estivo dei cani. Anche l’impegno animalista rientra nella difesa dei più deboli. Gli animali dei nostri cartoni preferiti parlavano, vivevano in un mondo fatto di plastilina, cadevano dai burroni senza farsi davvero male. Il mio debito culturale nei confronti di Bugs Bunny o di Titty, di Hello Spank o del Gatto Giuliano è quindi troppo forte. Sapere che gli animali del mondo in cui vivo non camminano su due zampe e non parlano parlano e quindi gli sono negati dei diritti mi fa rabbrividire. Su questo ragionamento anche gli altri Raggi sono più che d’accordo. Il prossimo impegno di valore sociale è “SuperGigi, ovvero le avventure di un supereroe ecologista”, un progetto ,multiforme presentato ufficialmente all’Auditorium S.Domenico di Roma il 31 Gennaio scorso. Innanzi tutto è una commedia musicale scritta ed interpretata dei Raggi Fotonici e dalla compagnia teatrale dei Cartonauti. È una storia ambientalista che ha come protagonista un supereroe che combatte l’inquinamento, gli sprechi energetici, i piromani ed altri cattivoni del genere. La storia portata in scena a teatro verrà riportata su carta anche in un fumetto che uscirà in primavera nelle fumetterie di tutta Italia. Il cd con le musiche dello spettacolo uscirà contemporaneamente al fumetto mentre alcune rappresentazioni del musical saranno fatte in alcuni luoghi fortemente simbolici rispetto al problema “inquinamento urbano”… ma per questa è un’altra storia!!

10) Bene, per concludere questa intervista potresti darci qualche piccola anticipazione sui progetti futuri del vostro gruppo? Avete in programma qualcosa in particolare?

“SuperGigi, ovvero le avventure di un supereroe ecologista” è il progetto di più prossima realizzazione. Un altro (che per scaramanzia tengo però al momento top secret) riguarda Hello Kitty , ci sono alcune sigle nuove da realizzare per Rai mentre stiamo preparando, per il quarto anno consecutivo, una nuova stagione dei nostri show “Gente di Cartoonia”, con i quali portiamo in giro per tutta Italia l’intera catena produttiva di un cartone animato: disegnatori, doppiatori e musicisti che tra una vocetta, un disegno estemporaneo e una sigla live raccontano aneddoti legati a cartoni e fumetti. Al termine dello show, avvalendosi sia delle professionalità presenti sul palco che dei suggerimenti del pubblico, disegniamo, doppiamo e musichiamo un vero e proprio cartone animato.

11) Bene, direi che è davvero tutto. Grazie mille per la pazienza e la disponibilità, e in bocca al lupo a te e a tutto il tuo gruppo per il vostro lavoro!

Grazie a te. Spero solo di essere stato esaustivo. Viva la musica, viva la creatività… un abbraccio sincero a tutti coloro che continuano a sostenerla!