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Ritmo Beat

Kerouac, non è solo il creatore della Beat Generation, ma SOLO colui che ha dato il nome e il senso a una condizione e un disagio esistenziale, che era anche personale

Beat come diverso, emarginato, sconfitto, battuto,ma per una scelta esistenziale di estraneità rispetto al mondo inautentico della carriera e del consumismo.Beat che vuol dire ritmo , il ritmo del jazz di Charlie Parker idolo indiscusso, ritmo costituito dalla prosa per lo scrittore, ma anche modello erico che richiede di “suonare” la propria vita, e la propria arte senza risparmio, fino all’ultimo fiato, con una sorte di elegante indifferenza, come in una “jam Session”.Ma Beat anche nel senso specifico che Kerouac vi ha aggiunto, come radice della parola “beatific” la condizione che ha cercato per tutta la vita, e che, nonostante furori, atteggiamenti e dichiarazioni, non ha mai trovato, un abbraccio liberatorio, senza veli e senza ritegni con la propria piu’ profonda e piu’ tragicamente umana identità!

                                     -Luci spente-

autunno, mani strette, in istantanea estasi come  una pera di eroina o morfina, la ghiandola nel mio cervello secernente il buon fluido felice(Fluido santo) allorchè mi ah-bbasso e tengo ogni parte del corpo giu’ in trance da puntomorto
-Sanando ogni mio male- tutto cancellando-neppure resta il brandello di uno “spero che tu” o una Bolla di Pazzia, ma la mente libera, serena, spensierata.
“Quando arriva un pensiero spuntando da lontano con la sua esibita figura d’immagine, lo freghi, lo sfreghi via, lo smonti e si fa smunti, e il pensiero non viene- e con gioia comprendi per la prima volta
” pensare è come non pensare-perciò non devo pensare mai piu’

Kerouac 1967

 

 

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