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La vacca sacra in India

In India esiste una vera e propria venerazione nei confronti delle vacche, esse possono pascolare e circolare liberamente per le strade delle città. Krishna, la divinità più popolare in India, è il[...]

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In India esiste una vera e propria venerazione nei confronti delle vacche, esse possono pascolare e circolare liberamente per le strade delle città. Krishna, la divinità più popolare in India, è il protettore delle vacche.

La sacralità dei bovini è strettamente connessa con la dottrina della reincarnazione. Secondo questa dottrina le anime devono attraversare una lunga catena di trasmigrazioni da una specie animale all’altra e l’ultimo gradino prima di arrivare a reincarnarsi nell’uomo è rappresentato proprio dalle vacche.

Ma le motivazioni del divieto di macellare i bovini e di cibarsi della loro carne sono più profonde e affondano le radici in tempi più remoti. Le ragioni di questo tabu risiedono nella grande importanza assunta dai bovini nel mantenimento della popolazione indiana, la quale ha un’alta densità demografica.

Nei Rig Veda, testi sacri risalenti al secondo millennio a.C., la macellazione dei bovini è ammessa, anzi la casta dei Brahmani aveva il compito di svolgere dei sacrifici rituali, seguiti da un banchetto a base di carne bovina.

D’altronde questa era un’usanza piuttosto diffusa fra i popoli indoeuropei, anche presso i Greci. La situazione in India cambiò quando non si poté più fare affidamento sulla disponibilità di grandi mandrie.

I pascoli coltivati si diffusero a discapito delle foreste, l’attività semipastorale lasciò il posto all’agricoltura e alla produzione di latticini.

A questo punto della storia i bovini divennero una risorsa fondamentale per tirare l’aratro, per utilizzarne gli escrementi al fine di fertilizzare i campi, per ricavare il latte col quale produrre i latticini, che comunque possono fornire un buon apporto proteico all’alimentazione, insieme ad altri elementi vegetali.

Da qui il divieto di non uccidere le vacche. D’altra parte le caste più elevate continuarono a mangiare carne bovina e la macellazione o meno dei bovini divenne espressione di diseguaglianza sociale, finché la prescrizione dei Rig Veda sui sacrifici animali non fu più tenuta in considerazione.

Un modo questo di eliminare la disuguaglianza sociale delle caste nell’ambito della consumazione di alimenti molto importanti a livello nutritivo. Un modo anche per garantire una protezione economica ai contadini poveri e alle fasce più deboli della popolazione, che, seppure possiedano le vacche meno produttive, trovano in questi animali un investimento redditizio.

Commenti dei lettori

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  • Phillip Ernest

    11 Apr 2009 - 05:12 - #1
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    “La sacralità dei bovini è strettamente connessa con la dottrina della reincarnazione.”

    Bene, ma poi si scrive:

    […]

    “Ma le motivazioni del divieto di macellare i bovini e di cibarsi della loro carne sono più profonde e affondano le radici in tempi più remoti. Le ragioni di questo tabu risiedono nella grande importanza assunta dai bovini nel mantenimento della popolazione indiana, la quale ha un’alta densità demografica.”

    […]

    “Da qui il divieto di non uccidere le vacche.”

    Perche’ queste ragioni storiografiche, che non concorronno con quelle date dagli indu’ stessi nei propri testi, dovrebbero essere le ragioni vere? Solo le cause sociologiche e economiche sarebbero reali, mentre la religione, la spiritualita’, dovrebbe essere considerata un’illusione superficiale che esprime indirettamente motivi puramente mondani e materiali?

  • JFGJGFJ

    29 May 2010 - 17:45 - #2
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    SI MOLTO NTERSSANTE

  • kazariel

    07 Sep 2010 - 15:52 - #3
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    Esatto Phillip Ernest, solo le ragioni sociologiche sono quelle vere, ben venuto nel mondo reale

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