Lo scongiuro contro il malocchio nella tradizione siciliana

Ogni popolo ha avuto da sempre un rapporto particolare con l’occulto, visto come un insieme di forze che sfuggono alla comprensione razionale dell’uomo e che sono in grado di interferire nel bene e[...]

trinacriaOgni popolo ha avuto da sempre un rapporto particolare con l’occulto, visto come un insieme di forze che sfuggono alla comprensione razionale dell’uomo e che sono in grado di interferire nel bene e nel male con la vita degli uomini.

E’ per questo che nella tradizione popolare si sono spesso elaborate e trasmesse formule che sono volte a tenere lontane le forze malevoli della dimensione esoterica del mondo.

A volte anche le malattie fisiche e psichiche sono viste come causate da forze segrete e malvagie che vanno tenute lontane, così come il malocchio, nato dall’invidia altrui, che sembra determinare la sfortuna di chi riceve questo influsso negativo.

Fra gli scongiuri che hanno lo scopo di allontanare il malocchio e i mali morali e fisici nella tradizione popolare siciliana ricordiamo il seguente facente parte di una valida e significativa raccolta di Giuseppe Pitrè, famoso antropologo italiano, noto soprattutto per i suoi studi sul folklore siciliano.

Oh N. N. (il nome del paziente) malarusu, chi aviti, chi malisti?
Fu l’occhiu chi sducchiò.
Fu la vucca chi parrò.
Tri cunzati e dui guastati.
Padri, Figghiu e Spiritu Santu!
Si cosa cci ha,
A mari si nni va
In nomu di la Santa Trinità!

La versione italiana dello scongiuro è la seguente:

Oh, N. N. (il nome del paziente) triste! Che cosa ti capitò, che male avesti?
Fu l’occhio quello che guardò maleficando,
Fu la bocca che parlò.
Tre acconciate, due guastate:
Padre, Figliuolo e Spirito Santo!
Se cosa (alcun maleficio) ci ha
Che se ne vada (a sprofondarsi) nel mare
In nome della SS. Trinità.

Lo scongiuro secondo la tradizione deve essere ripetuto per tre volte e per tre mattine consecutive.

In particolare da notare il potere malevolo dello sguardo in grado di trasmettere un vero e proprio maleficio attraverso la forza dell’atto del guardare. Il male può essere trasmesso anche attraverso la parola, anch’essa dotata di una forza occulta.

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