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L’uomo che si fa bello

Nell’ambito del comune sentire caratteristico della nostra società l’uso del trucco e degli elementi di bellezza sembra essere appannaggio delle donne. E’ pur vero che i tempi sono cambiati e[...]

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Nell’ambito del comune sentire caratteristico della nostra società l’uso del trucco e degli elementi di bellezza sembra essere appannaggio delle donne. E’ pur vero che i tempi sono cambiati e l’uomo oggi si dedica maggiormente a mettere in pratica una serie di attività volte al miglioramento del suo aspetto fisico.

E’ anche da considerare che il vedere la dimensione maschile lontana e aliena da ogni forma di artificio di bellezza è un atteggiamento frutto di una determinata cultura più che un elemento frutto di spontaneità naturale. Altrimenti non si spiegherebbe perché in certe società lontane dalla nostra è proprio l’uomo ad imbellettarsi e non la donna.

Un esempio molto significativo a questo proposito è quello dei guerrieri dell’etnia Duna della Nuova Guinea che nel momento in cui devono partecipare ai rituali decorano il loro corpo con disegni d’argilla molto vistosi, con piume d’uccello e piercing. Tutto questo perché i canoni della bellezza sono diversi dai nostri, specialmente quelli legati al modo di concepire le donne.

Quest’ultime infatti non devono attirare l’attenzione e in occasione del matrimonio indossano delle vesti nere, mentre in caso di lutto coprono il loro volto con strati di argilla di colore grigio.

Presso i Duna dunque il farsi bello è un atteggiamento che compete proprio e soltanto ai maschi, quasi capovolgendo le nostre concezioni e facendoci comprendere come leggere la realtà attraverso il relativismo culturale ci aiuta a scoprire aspetti innovativi del mondo.

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