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I riti della mietitura e lo Spirito del grano

La mietitura del frumento è un’attività caratterizzata in diverse epoche e civiltà da una certa sacralità. Per questo veniva accompagnata da riti che trovano il loro significato nella credenza[...]

Campo di grano

La mietitura del frumento è un’attività caratterizzata in diverse epoche e civiltà da una certa sacralità. Per questo veniva accompagnata da riti che trovano il loro significato nella credenza secondo la quale nel raccolto si manifestava una forza, che era racchiusa nell’ultimo covone o nelle ultime spighe di grano. Questa potenza assumeva diverse denominazioni: Vecchio per gli Arabi, i Serbi e i Russi; Madonna del grano per i popoli anglo-germanici: Madre della spiga o Vecchia per gli Slavi; Regina del grano per i Bulgari.

I Bulgari in particolare vestivano l’ultimo covone con una camicia da donna, lo portavano in processione per il villaggio e lo gettavano poi nel fiume a volere simboleggiare la pioggia che avrebbe portato beneficio al futuro raccolto. In alternativa l’ultimo covone veniva bruciato e le sue ceneri erano sparse peri i campi, in modo da accrescerne la fertilità.

In antichità vi era l’usanza ormai venuta meno di gettare in acqua o di bruciare in fantoccio vegetale. Si trattava di un rituale arcaico che intendeva rievocare un sacrificio umano. Il fantoccio veniva identificato con lo Spirito del grano, ma in altri tempi la vittima poteva essere un forestiero che attraversava il campo, il mietitore che tagliava l’ultimo covone o una vittima appositamente designata.

Tracce di questo sacrificio sono rimaste nell’Europa moderna nell’usanza rimasta in vigore fino a qualche decennio fa che prevedeva che il contadino che tagliava l’ultimo covone venisse legato al covone stesso e portato in giro per il paese. Veniva percosso, bagnato o gettato in un letamaio.

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