Amore e bellezza nei canti popolari

Spesso pensando al modo in cui la tradizione popolare presenta il sentimento amoroso, viene in mente un quadro che si richiama in maniera diretta al concreto e al quotidiano, senza particolari slanci[...]

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Spesso pensando al modo in cui la tradizione popolare presenta il sentimento amoroso, viene in mente un quadro che si richiama in maniera diretta al concreto e al quotidiano, senza particolari slanci sentimentali. Eppure il canto poplare che segue dimostra una tendenza all’iperbole e all’idealizzazione che sembrerebbero essere propri di altri generi culturali e letterari.

La bellezza della donna viene fatta oggetto di ampi paragoni e di esaltazione. Addirittura viene presentata come un elemento in grado di resistere al tempo e perfino alla morte.

Bella, la to’ billizza mi sutterra,
di quantu tu m’ha’ fattu piniari;
si’ bella di li trizzi fina ‘n terra,
nun c’è pitturi chi ti po’ avanzari.
Quannu camini tu trema la terra,
e ancora tutta l’acqua di lu mari;
tri jorna doppu muortu sutta terra
l’ossa propri to’ si fannu amari.

Ecco la versione in italiano del canto, che è attestato a Casteltermini ed è stato raccolto dal Pitrè.

Bella, la tua bellezza mi sotterra,
per quanto mi hai fatto soffrire;
sei bella con le tue trecce fino a terra,
non c’è pittore che ti può superare.
Quando cammini la terra trema
e (trema) pure tutta l’acqua del mare;
ancora dopo tre giorni che tu sei morta e che ti trovi sottoterra
le tue ossa si fanno amare.

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