Il canto dello zolfataio

La tradizione popolare ha anche cercato nel corso del tempo di riflettere su se stessa attraverso delle espressioni che sono molto interessanti per cercare di comprendere più a fondo le condizioni di[...]

campagna

La tradizione popolare ha anche cercato nel corso del tempo di riflettere su se stessa attraverso delle espressioni che sono molto interessanti per cercare di comprendere più a fondo le condizioni di vita delle classi meno abbienti.

Una di queste espressioni sono i canti di lavoro, che venivano cantati nel corso delle lunghe e spesso faticose giornate di lavoro di coloro che erano costretti a svolgere dei mestieri molto duri. Questi canti rappresentavano un modo per ingannare il tempo e la fatica e allo stesso tempo si pongono come manifestazione di una cultura tradizionali che assume forme originali, in quanto si basa su realizzazioni che possono essere considerati come veri e propri prodotti collettivi.

I canti di lavoro sono frutto di un’intera comunità, di un gruppo che intende proporre all’attenzione le sue condizioni di vita. Come il seguente canto siciliano che è stato attestato a Raddusa e che fa parte della raccolta del Pitrè. Esso descrive la vita dura dello zolfataio, il quale lavora in condizioni terribili, che non gli garantiscono nemmeno la possibilità di sfamare i suoi figli, per cui rimane sempre afflitto dalle preoccupazioni.

Guarda chi vita fa lu surfararu!
Ca notti e jornu va a cala a lu scuru,
metti a scippari surfu ccu li manu,
e ‘nta ddu locu amaru, nudu e sulu.
Li suduri cci currinu a funtani,
si fa lu cuntu e lu cuntu nun veni,
li figghi ca cci ciancinu di fami
e iddu dispiratu e sempri ‘n peni.

Save n'Keep

Bookmark condivisi e privati.

Con Save n' Keep ora è possibile!

Le categorie della guida