
In tutta Europa fino a qualche tempo fa era in vigore una tradizione di cui oggi rimangono poche tracce. Si tratta del ciocco natalizio, che veniva messo nel camino la sera della vigilia di Natale e attorno al quale si riuniva tutta la famiglia proclamando l’abbondanza connessa al ceppo. Su quest’ultimo veniva sistemata dell’altra legna, in modo che il ceppo potesse consumarsi lentamente nel corso di tutti i dodici giorni che intercorrono fra il Natale e l’Epifania. Nel Medioevo il ceppo che bruciava era interpretato come il simbolo di Cristo che compie il sacrificio per la salvezza degli uomini.
Le dodici sere in cui bruciava il ceppo erano considerati anch’essi come rappresentanti simbolici di qualcos’altro, in questo caso dei dodici mesi dell’anno. In questo modo si instituiva anche una forte correlazione tra il ciocco e il sole che, dopo essere nato nel solstizio d’inverno, nutre la terra per un intero anno. Il nutrimento è un altro motivo riccorrente delle feste natalizie. A questo proposito, oltre il cibo che si lascia per Babbo Natale, per la Sacra Famiglia o per i Re Magi, va ricordata l’usanza di mangiare nel periodo delle feste dolci tipici come il panettone.

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