
La festa del Carnevale affonda le sue origini nella antiche cerimonie romane che nel mese di Febbraio venivano messe in atto allo scopo di costituire dei veri e propri riti di purificazione in coincidenza con quella che era la fine ufficiale dell’anno secondo il calendario del tempo. Un momento di passaggio quindi, che aveva bisogno di ritrovare una forza intrinseca nei modelli culturali collettivi, che con la cerimonia della cacciata dei re segnavano anche un momento di messa in discussione dell’autorità precostituita.
Mettere in forse l’autorità vuol dire arrivare ad uno stravolgimento dei ruoli e dell’ordine consueto della realtà, che è un elemento ancora vivo nel nostro Carnevale. Molti fanno risalire l’etimologia del Carnevale proprio al carrus navalis, ossia a dei carri a forma di nave, che nell’antica Rona erano usati proprio in occasione delle processioni di purificazione. Per altri l’etimologia e il significato di questa festa è da rintracciare nel “carnem levare”, ossia nel divieto di mangiare la carne prescritto dalla religione cristiana nel periodo di Quaresima che segue il Canervale.
In ogni caso in entrambe le ipotesi appare molto stretto la correlazione fra Carnevale e purificazione. Gli antichi Romani ricorrevano ai riti con i carri navali, i Cristiani alla privazione della carne per assurgere ad una dimensione spirituale più alta attraverso la mortificazione del corpo. In entrambi i casi si tratta di un rinnovamento del proprio essere in preparazione di un cambiamento.

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