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Le maledizioni nella Roma antica

Le maledizioni nell’antica Roma non erano un fatto straordinario, ma rispondevano all’esigenza di effettuare un’azione volontaria contro qualcuno che creava un certo fastidio. Probabilmente si[...]

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Le maledizioni nell’antica Roma non erano un fatto straordinario, ma rispondevano all’esigenza di effettuare un’azione volontaria contro qualcuno che creava un certo fastidio. Probabilmente si trattava di un uso comune, visto che si trattava di consacrare un avversario agli dei infernali attraverso la realizzazione di uno specifico rituale magico. E di magia molti furono accusati, tanto che si intentavano dei veri e propri processi sull’argomento. Un rivale in amore, un avversario in determinate competizioni sportive o in situazioni politiche. Bastava un rito e l’avversario veniva messo fuori gioco.

A questo scopo veniva utilizzata una lamina di piombo, sulla quale veniva scritto il nome della persona che si voleva colpire con la maledizione. Oppure si poteva scegliere una particolare parte del corpo da far diventare oggetto della pratica magica. La lamina di piombo veniva poi inserita in una cavità, che poteva essere un pozzo, un sepolcro o una sorgente, in modo da metterla completamente a disposizione degli dei inferi che risiedevano sotto terra. Si provvedeva pure a trafiggere la lamina con un chiodo, in modo che l’effetto fosse più efficace.

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