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Il gatto nero: origine di una superstizione

Ci sono superstizioni che vengono tacitamente accettate, senza che spesso ne si conosca l’origine. Sono credenze che affondano le loro radici in epoche antiche e che andrebbero lette e interpretate[...]

gatto nero

Ci sono superstizioni che vengono tacitamente accettate, senza che spesso ne si conosca l’origine. Sono credenze che affondano le loro radici in epoche antiche e che andrebbero lette e interpretate proprio nell’ambito del contesto al quale si riferiscono. Nel caso della superstizione seconda la quale il gatto nero porti sfortuna si deve risalire al Medioevo. In questo contesto culturale si possono rintracciare vari motivi che hanno dato origine a questa credenza.

Innanzi tutto bisogna considerare che i gatti neri erano considerati più abili nel catturare i topi, per questo motivo venivano spesso messi a bordo delle navi dei pirati. Se si vedeva un gatto nero, voleva dire dunque che si aveva a che fare con una nave pirata, che di certo non rappresentava un incontro piuttosto favorevole.

Il colore nero era messo in relazione con una dimensione diabolica e con le streghe e inoltre proprio il nero faceva in modo che di notte il gatto fosse poco visibile, causando paura ai cavalli che più facilmente si imbizzarrivano, mettendo a rischio coloro che li cavalcavano.

Da qui l’origine della superstizione sul gatto nero. Nella nostra società di oggi, in cui non assistiamo ad attacchi di pirati, in cui non ci muoviamo più con i cavalli e in cui le strade sono caratterizzate dall’illuminazione pubblica, diventa difficile spiegare le ragioni di una superstizione che trova il suo nascere in un mondo medievale, le cui condizioni di vita erano molto diverse dalle nostre.

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