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Le forbici: tagliare e inconscio collettivo

Le forbici viste dalla tradizione popolare sono sempre state oggetto di credenze particolari di carattere superstizioso. Tutto ciò è dovuto al fatto che esse sono capaci di tagliare. L’azione del[...]

forbici

Le forbici viste dalla tradizione popolare sono sempre state oggetto di credenze particolari di carattere superstizioso. Tutto ciò è dovuto al fatto che esse sono capaci di tagliare. L’azione del tagliare si configura come una metafora della separazione, del porre fine, un’azione che in quanto tale sembra presentarsi come una vera e propria minaccia alle forze che propugnano la vita. L’inconscio collettivo genera questo tipo di associazione, facendo scaturire la volontà di proteggersi da questa azione portatrice di pericolo.

E infatti nell’indovinello che segue e che ha come soluzione proprio le forbici, esse vengono presentate come la bocca di un serpente. È evidente la correlazione con un animale ricco di simbolismi negativi, che fa leva sulla fantasia popolare. Naturalmente nel caso dell’indovinello l’immagine del serpente che divora le persone ha una significativa valenza.

Essa ha la funzione di mettere sulla strada sbagliata chi cerca di risolvere l’indovinello, ma allo stesso tempo agisce sul suo inconscio, determinando una correlazione tra il simbolo del male per eccellenza e il carattere portatore di sfortuna proprio di uno strumento in grado di tagliare.

Anche gli indovinelli in sostanza nel loro modo di esprimersi rivelano concezioni non esplicite, che da sempre costituiscono il contesto culturale proprio del quotidiano e delle classi popolari, fonte di elaborazioni da non trascurare.

‘Ntra du’ tauli ben sirrati,
‘ntra du’ fossi ben funnuti,
cc’è la ‘ucca d’’o sirpenti,
ca si mancia a tutti ‘i genti.


In italiano
l’indovinello sarebbe:

Tra due tavole ben strette,
tra due fossi ben profondi,
c’è la bocca di un serpente,
che mangia tutte le persone.

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