
In varie religioni primitive veniva praticata la decapitazione in modo rituale. Questa pratica era in sostanza legata ad una credenza ben precisa, secondo la quale la testa è la sede dello spirito dell’uomo. Questa credenza presuppone che la testa debba essere conservata, nel caso si tratti di un familiare o che debba essere distrutta, nel caso si tratti di un nemico. I Celti per esempio erano soliti tagliare la testa dei nemici che sconfiggevano nei duelli, perché secondo le loro credenza, una volta colpite le strutture del cervello, non è più possibile la guarigione e la risurrezione.
Si trattava dunque di una pratica piuttosto truce volta all’annientamento completo dei nemici, che trova le sue ragioni in credenze soprannaturali. Il corpo, dal punto di vista culturale, non è mai un elemento neutro, ma assume valenze specifiche a seconda delle parti che lo compongono, in modo che esse diventino anche oggetto di credenze specifiche e molto interessanti.

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