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Le formule del rito come garanzia collettiva

I riti hanno una struttura che si ripete. Essi consistono essenzialmente nella ripetizione di formule prestabilite che sono anche la garanzia dell’efficacia del rito stesso. Perché un rito possa[...]

candele accese

I riti hanno una struttura che si ripete. Essi consistono essenzialmente nella ripetizione di formule prestabilite che sono anche la garanzia dell’efficacia del rito stesso. Perché un rito possa riuscire, non si può fare a meno di affidarsi alla ripetizione delle formule. Esse propongono una realtà immutata e immutabile, quasi fuori dal tempo, che è in grado di mettere in moto le forze invisibili che regolano il mondo. In questo modo si svolgono tutti i rituali, da quelli magici a quelli religiosi.

Le formule che di solito consistono in vere e proprie invocazioni propiziatrici non sono soltanto quella che si può considerare la veste del rito, ma ne rappresentano l’essenza costitutiva. Esse fanno in modo che la comunità che partecipa al rituale possa riconoscersi in parole e azioni, in modo da instaurare un rapporto di fiducia tra chi assiste al rito e tra chi lo mette in atto.

La compartecipazione è un altro elemento essenziale della ritualità, perché permette di entrare a far parte di una dimensione collettiva che è rappresenta il punto di partenza perché un rito possa compiersi. Proprio in questo senso vanno viste le formule rituali: un’espressione della garanzia e dell’efficacia della cerimonia agli occhi della collettività.


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