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I Sumeri, il divino e la divinazione

Secondo la mentalità sumerica il divino interveniva nelle vicende degli uomini, anche con segni e messaggi, i quali costituivano dei presagi che andavano opportunamente interpretati da specialisti.

divinazione

La civiltà mesopotamica in generale e quella sumerica in particolare credevano che gli dei intervenissero nelle vicende degli uomini. D’altronde questo aspetto della mentalità sumerica non stupisce affatto, se si considera che, secondo i Sumeri, l’organizzazione sociale esistente può essere considerata a tutti gli effetti ricalcata sul modello divino. Esisteva una sorta di parallelo tra gli uomini che scrivevano sulle tavolette di argilla (attività considerata sacra) e gli dei che scrivevano, utilizzando come punto di riferimento l’intero universo, lasciando i segni del loro intervento nella natura.

Gli uomini dovevano essere in grado di interpretare i segni divini. Per questo la divinazione svolgeva un ruolo di fondamentale importanza. In questo ambito il consueto svolgersi del reale indicava l’approvazione divina. Tutto ciò che invece si discostava dal normale corso degli eventi stava ad indicare un messaggio divino particolare, che doveva essere opportunamente interpretato. Da qui sorsero delle vere interpretazioni legate ai presagi, che potevano riguardare le nascite, il calendario o i sogni. Esistevano degli specialisti, che dopo molti anni di esercizio, diventavano addetti all’interpretazione dei segni divini.


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