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I solstizi nella religione greca

I solstizi nella religione greca sono intesi come momenti di passaggio, che segnano il confine tra la dimensione spazio-temporale degli uomini e quella senza spazio e senza tempo propria degli dei.

solstizio d'estate

I momenti di passaggio hanno da sempre assunto un valore particolare per gli uomini, che hanno sentito il bisogno di sottolinearne il carattere di criticità. I momenti di passaggio infatti mettono in discussione le certezze umane, aprendo la strada a credenze secondo le quali il mondo in questi periodo sarebbe sottoposto all’azione di forze apportatrici di male e in grado di mettere in pericolo l’ordine dell’universo. In questo senso venivano visti anche i solstizi, intesi come momenti di passaggio da un periodo dell’anno ad un altro, da un tempo cosmico ad un altro. In particolare la religione greca antica chiamava i due solstizi “porte”: porta degli dei, il solstizio d’inverno e porta degli uomini, il solstizio d’estate.

Si tratta di una simbologia usata anche da Omero nell’Odissea e dunque viva nel contesto culturale antico. Questi simboli ci fanno comprendere come i due solstizi venivano considerati due momenti importanti che segnavano il confine tra il mondo inserito nelle sue coordinate spaziali e temporali e la dimensione dell’atemporalità e dell’aspazialità. Una contrapposizione tra due mondi, quello divino e quello umano, che, seppur ricchi di correlazioni, si contraddistinguono per il filo sottile dell’eternità e dell’infinito che li separa.


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