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Novità commercializzazione del miele

Il 21 di luglio è entrata in vigore la direttiva comunitaria n.2001/110/CE, che comporta molte novità sulle confezioni, a partire dalla rintracciabilità del miele, ossia dall'obbligo di indicare da dove proviene.

COME CAMBIA L’ETICHETTA

La direttiva
comunitaria stabilisce innanzitutto cos’è il miele e ne rimarca la sua
peculiarità di alimento puro, privo di additivi o di altre aggiunte.

Per garantire maggiori informazioni a uso dei consumatori, la norma europea
dispone che vengano indicati in etichetta il paese d’origine del miele o in
alternativa se è frutto di una miscela di mieli.

Inoltre fissa le denominazioni e le caratteristiche dei vari tipi di miele
definendone i parametri chimico-fisici.

Stabilisce anche che l’etichetta possa essere completata con indicazioni
concernenti l’origine regionale, territoriale o topografica, e l’origine
floreale o vegetale, oppure con criteri di qualità.

Introduce la data di consumo preferenziale anche il miele, infatti e
contrariamente ad un radicato pregiudizio popolare, invecchia e degrada, come
peraltro tutti i prodotti naturali.

Il miele può essere estratto dagli alveari e trattato in modi diversi: miele di
favo; miele con pezzi di favo o sezioni di favo nel miele; miele scolato; miele
centrifugato; miele torchiato.

Comunque il miele migliore è quello centrifugato e decantato a basse
temperature, perché conserva tutte le sue proprietà nutrizionali originarie
che non vengono degradate dall’eccessivo calore.

Un attenzione
particolare meritano invece due dizioni ammesse dalla nuova normativa

Con la equivoca
denominazione, ai limiti del truffaldino, di “miele filtrato” si
definisce quel prodotto che grazie alla tecnica della microfiltrazione viene
ridotto ad una semplice miscela di zuccheri impoverita da tutti gli apporti
oganolettici e pollinici che contraddistinguono il miele quale sano alimento.

Il “miele
per uso industriale - unicamente a uso culinario” è invece miele scadente
utilizzabile solo come ingrediente in altri prodotti alimentari (nella lista
degli ingredienti deve essere riportata l’intera definizione).

DA DOVE PROVIENE?

Il miele non è
tutto uguale, anzi. A seconda della zona dove viene prodotto e del tipo di fiori
bottinato dalle api cambia molto le sue caratteristiche. Proprio per lo stretto
legame esistente tra qualità e territorio, la Ue ha ritenuto necessario che
sull’etichetta sia indicato il paese d’origine in cui il miele è stato
raccolto. Ecco le nuove dizioni che si potranno leggere sulle confezioni del
miele venduto nei negozi:

“miele italiano”:
indica che il prodotto è stato raccolto in alveari situati nella nazione
indicata.
“miscela di mieli
originari della CE” oppure “miscela di mieli non originari della
CE” per finire con “miscela di mieli originari e non originari
della CE”.

Con qualche
difficoltà ma emerge una possibilità di scelta per il consumatore: optare per
un “miele miscelato” equivale ad acquistare un miele su cui non si ha
il coraggio d’indicare con onestà e precisione la zona di produzione;
acquistare un prodotto frutto di una “rielaborazione di tipo
industriale” giust’appunto di una miscelazione.

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