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La fullonica di Eumachia a Pompei

Da Eumachia alla descrizione dell'edificio.

L’edificio di Eumachia era una fullonica, sede dei fullones, fabbricanti - tintori di tessuti, era insomma una sorta d’industria tessile ante litteram.

La ricca sacerdotessa Eumachia, come attesta l’ iscrizione posta presso l’entrata secondaria che dava in Via dell’Abbondanza, aveva fatto costruire a sue spese il calcidico, la cripta ed il portico (…chalcidicum, cryptam, porticum… sua pecunia fecit…) in modo che suo figlio, Marco Numistrio Frontone, potesse ricoprire, dopo l’elezione, una delle più importanti cariche della città.

Eumachia, probabilmente, apparteneva a quella famiglia degli Eumachii di cui si sono ritrovate moltissimi vasi. La sua famiglia era infatti proprietaria di una ricca e famosa industria anforaria.

Nell’edificio si accede dal chalcidicum che è un ampio spazio coperto che fungeva da collegamento tra il foro e l’edificio in cui si stava per accedere.

Vicino al portale d’ingresso, decorato a rilievo con un tralcio di acanto popolato da una ricchissima fauna (simile alla decorazione del registro più basso del recinto dell’Ara Pacis), due ampie esedre absidate contenevano le statue di Romolo e Enea, probabilmente, e vicino a queste i loro elogi. Infine ancora più esternamente troviamo due esedre rettangolari in cui avveniva la vendita della lana.

Entrando, su entrambi i lati, c’erano due locali per la raccolta delle urine, usata come ammoniaca.

Un quadriportico con colonne corinzie circonda il vasto cortile interno. E infine c’è una grande abside in cui è posta la statua marmorea di Livia, la moglie di Augusto.

Tutto l’edificio era abbracciato da una zona definita cripta, giacché riceveva la luce solo dalle zone che si affacciavano sui portici che circondavano il giardino interno. In questa zona si lavorava la lana. In posizione opposta rispetto all’ingresso, nella cripta,in una nicchia è posta la statua di Eumachia.

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