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Le Veneri Paleolitiche

le donne dalle forme abbondanti

Le famosissime Veneri di epoca paleolitica sono figure femminili dalle forme molto particolari.

Hanno teste e piedi affusolati, ma sviluppati risultano essere il seno, i glutei e il ventre. Lo sviluppo di queste tre parti indica il riferimento alla sessualità ed in particolar modo alla procreazione, alla riproduzione della specie.

I materiali con cui erano realizzate queste statuette erano vari; si va dalla argilla alla pietra, all’avorio.

Inizialmente gli archeologi non credevano fosse possibile, in questo periodo, l’uso di veri e propri forni per far cuocere l’argilla, rendendola ceramcia.

Si ritiene che queste Veneri simboleggiassero la fertilità, fossero una sorta di amuleti.

Erano infatti probabilmente usate per augurare la fertilità della donna.

Da sempre (gli studi moderni hanno dato conferma) l’uomo inconsciamente ricerca una donna che gli possa assicurare la continuità della sua famiglia. Ovviamente la scelta ricade su chi gli da maggiore sicurezza, anche fisicamente.

Con la stessa mentalità ragionava l’uomo del Paleolitico: forme tonde e abbondanti nella donna volevano dire maggiore probabilità di sopravvivenza e quindi possibilità di dare continuità al proprio gruppo familiare.