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Villa Imperiale di Pompei: un esempio di lusso nell'antichità

Nonostante il terremoto del 62 abbia rovinato parte della struttura e della sua decorazione parietale, gli artisti che si occuparono della sua ristrutturazione ne rispettarono lo stile.

Carta di Pompei L’eruzione pompeiana del 79 d.c. fu preceduta da un terremoto, che nel 62 d.c. distrusse molti edifici pubblici e privati. Non tutti provvidero a ristrutturare le strutture e chi lo fece non sempre riuscì a riprendere le forme architettoniche e le decorazioni parietali rovinate.
La Villa Imperiale di Pompei, nella regio VIII, è un’eccezione: chi si occupò del suo restauro, si preoccupò di preservarne lo splendore precedente.

Fu costruita abusivamente nell’ultimo decennio del I secolo a.c. su zona demaniale, a ridosso delle mura urbane, nei pressi di Porta Marina, sotto il tempio di Venere.
La presenza di tre cicli di pitture parrebbe far parte di una generale ostentazione di cultura e lusso.
L’edificio, munito di basis villae, probabilmente si sviluppava su due livelli: il primo corrispondeva forse a quello attualmente visibile all’altezza del portico, mentre il secondo, completamente distrutto dalla successiva costruzione del tempio di Venere, era posto sul piano dell’attuale Antiquarium.
Attualmente sono ancora visibili l’oecus A, diaeta B, tricilnium C, un lungo portico c, parte di un peristilio D.

L’oecus si presentava come un salone rettangolare a volta. La notevole altezza di questa sala richiedeva un sistema decorativo ingente.
La decorazione in III stile è caratterizzata, nei registri inferiori, da una banda nera sormontata da un falso plinto rosso, suddiviso in sottili linee geometriche, che ricordano la decorazione della Villa della Farnesina a Roma.
Il registro mediano presenta al centro di ogni parete un’edicola con quadro mitologico: ai lati dell’edicola è posta una parete divisoria, costituita da pannelli rossi e scandita da sottili colonne portanti delle cariatidi, che si stagliano su un fondo bianco. Sullo stesso fondo bianco si stagliano anche sei pinakes raffiguranti un ciclo di poeti.
La zona intermedia – in corrispondenza delle basi delle colonne – ci sono delle predelle che compongono un lungo e basso fregio con amorini e Psychai.
Il registro superiore fu sostituito da un’elegante decorazione in IV stile con figure dionisiache su fondo nero, dove i campi sono spesso abbelliti da tipiche decorazioni in giallo oro.
Lo zoccolo era ornato da una serie di meandri e quadrati (con motivi floreali.
Il programma figurativo della decorazione comprende 3 gruppi: i tre pinakes nelle edicole,che raffigurano Dedalo e Icaro, Teseo ed il Minotauro, Teseo che abbandona Arianna a Naxos; i sei pinakes con il ciclo dei poeti; il fregio, i cui dipinti si ricollegano alla sfera di Dioniso, Artemide ed Afrodite.

La diaeta B è un ambiente decorato da pannelli bianchi con sottili ed eleganti architetture, che raffigurano elementi singolari, come le pensiline con pyrgotoi (margini sporgenti), thymiateria con funzioni di colonna.
Gli zoccoli avevano una decorazione geometrica.
Le pareti erano completamente piane, mentre nella fascia superiore vi erano pannelli bianchi divisi da tirsi ornati o da colonne a candelabro.
La decorazione di questa sala risulta essere coeva all’oecus e appare pertanto meno austera e più aperta alle innovazioni vigenti.

Il triclinio C Si colloca tra triclinio A e cubicolo C. Era decorato da pannelli rossi recanti al centro una edicola con quadro.
La zona superiore, in giallo, costituisce un rinnovamento successivo, apportato probabilmente dopo il terremoto del 62.
Interessante notare come le integrazioni siano state effettuate nel pieno rispetto della zona inferiore: sulla parete W sono rappresentati un satiro ed una menade dormienti su un campo triangolare, perfettamente inquadrato nel pannello inferiore.
Della decorazione figurata si è conservato soltanto un fregio posto sulla predella ed un grande quadro con un satiro ed una menade in un santuario dedicato a Pan.

Il portico C, a forma di lungo xystus, presenta una decorazione con plinto e pannelli in nero e, nella zona superiore, pannelli in bianco con sottile architettura ed eleganti figure d’acroterio. Anche nel portico sono evidenti le riparazioni eseguite probabilmente dopo il terremoto del 62.

Il peristilio D era decorato di un plinto nero, di una parete a pannelli in rosso e da una banda bianca con delle cariatidi e dei festoni accanto a dei grandi quadri con ciclo tebano.

La Villa Imperiale si pone quale eccezione rispetto alla mediocre produzione pompeiana coeva.
Alla notevole dimensione dell’impianto architettonico corrisponde la bellezza della decorazione parietale.
I cicli pittorici di III stile svelano il raffinato e l’elegante gusto dei domini.

Oecus A, Dedalo e Icaro
Pinax con poeta barbuto Oecus A, ragazza con ghirlanda Oecus A, Dedalo e Icaro