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Le splendide oreficerie etrusche: tecniche e realizzazioni

Lineamenti delle tecniche produttive orafe realizzate in Etruria, che trovano le loro radici in Oriente.

Esemplare eseguito a granulazione
Uno degli aspetti peculiari dell’antica Etruria è certamente la produzione delle oreficerie, che mostra quanto questa popolazione sia riuscita a conquistare potere e lusso nel corso della sua storia.
La raffinatezza con cui venivano lavorati gli oggetti distingue queste splendide realizzazioni, soprattutto auree, rispetto ad altre coeve.

I primi artigiani a produrre provenivano soprattutto dal Vicino e Medio Oriente. Stanziatisi in Italia, avevano inizialmente dato avvio ad un’innovativa produzione, poi trasmisero i propri segreti ad artigiani autoctoni, permettendo anche la formazione di botteghe.

Naturalmente le tecniche utilizzate furono molteplici, poiché a seconda dell’oggetto che si voleva produrre, si optava per una determinata tecnica piuttosto che per un’altra.
Vi era la tecnica della filigrana, che permetteva di produrre oggetti molti raffinati. Gli oggetti più antichi prodotti con questa tecnica alla prima età del Ferro e continuò anche nell’orientalizzante. Le origini della filigrana vanno ricercate in Oriente, ma subito applicate in area etrusca. Durante la realizzazione delle piccole strisce di lamina d’oro e d’argento venivano tagliate in modo sottilissimo, per essere poi ritorte per ottenere l’effetto voluto.

Tecnica abbastanza diffusa era anche quella a nastro trinato, in cui sottilissime strisce di lamina si alternano a bande ondulate, separate da cordoncini in filo di lamina o da doppi cordoncini. Tale tecnica è riconoscibile per il suo visibile effetto a trina.
Per la chiusura si alternavano strisce di lamina e placchette di forma quadrata o rettangolare. Solitamente questa tecnica era utilizzata per la produzione di splendidi braccialetti.

Quanto alla tecnica della granulazione, la sua origine è certamente orientale. La decorazione a stampo era enfatizzata da piccolissime sferette d’oro, che probabilmente venivano fuse insieme al carbone, da cui si separavano durante la cottura.
La fusione avveniva durante la stessa cottura del materiale aureo, che in parte si rifondeva.
Da essa derivava la tecnica a pulviscolo, caratterizzata dall’uso di sfere di dimensioni minuscole.
Un’altra tecnica utilizzata è quella della lavorazione a stampo a punzone, per la quale si creava due stampi raffiguranti la metà di un oggetto che poi venivano saldate e rifinite a granulazione.

Alcune botteghe, infine, erano solite anche utilizzare la laminatura, che consisteva nel laminare l’argento in oro e che si otteneva martellando una sottile lamina d’oro sulla superficie dell’argento fino ad ottenere l’effetto voluto.
Fibula eseguita a granulazione
Fibula eseguita a granulazione Armille aureeFrange di affibiaglio

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