Due splendide statue bronzee sepolte nei fondali italiani: i Bronzi di Riace

Durante un’ immersione a largo di Riace, in provincia di Reggio Calabria, un sub di nome Stefano Mariottini notò sul basso fondale – di circa otto metri – un oggetto che affiorava dalla sabbia: si[...]

Bronzi di Riace Durante un’ immersione a largo di Riace, in provincia di Reggio Calabria, un sub di nome Stefano Mariottini notò sul basso fondale – di circa otto metri – un oggetto che affiorava dalla sabbia: si trattava di un braccio sinistro di una statua bronzea.
Nel giro di pochi giorni fu rinvenuta non solo l’ intera statua di cui affiorava il braccio, ma ne fu recuperata anche un’ altra. Ad esse fu simbolicamente attribuito il nome di statua A e statua B.
Insieme al Cronide di Capo Artemisio e all’ Auriga di Delfi, le statue dei cosiddetti Bronzi di Riace rappresentano una importantissima testimonianza delle rarissime sculture bronzee prodotte da artisti greci o magno greci durante il V secolo a. C.

Queste due interessantissime statue, in ottimo stato di conservazione e di colore bruno scuro, sono alte circa un metro e ottanta centimetri e si possono datare durante il V secolo a. C.
Le sculture riproducono due figure maschili nude stanti. La statua A presenta un volto barbuto e braccia aperte, con una gamba arretrata rispetto all’ altra.
La statua B, invece, ha uno scudo sul braccio sinistro ed è distesa su un lato con una gamba piegata.

Dopo delle attente analisi si è potuto osservare che, relativamente alla statua B, sia il braccio sinistro sul quale era saldato lo scudo che il braccio destro, furono aggiunti solo successivamente, forse a seguito di un restauro. Inoltre, oltre al bronzo, per la realizzazione furono impiegati anche altri materiali, quali calcare e avorio per la parte bianca degli occhi, il rame per le labbra e l’argento per le ciglia delle due statue e per i denti della statua A.

Prima di essere esposte, le due splendide e imponenti statue bronzee, sono state lungamente sottoposte a pulitura, anche se , come detto sopra, al momento del ritrovamento non presentavano particolari danneggiamenti, nonostante siano rimaste per molti secoli insabbiate e soggette alla corrosione marina.
Attualmente si possono ammirare al Museo Nazionale della Magna Grecia.

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