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La situla di Plikasna: un unicum senza contesto

In generale, la situla era un vaso metallico o in alcuni casi fittile, utilizzato soprattutto durante le cerimonie, ed aveva spesso forma cilindrica. La situla di Plikasna è stata fatta risalire alla[...]

situlaIn generale, la situla era un vaso metallico o in alcuni casi fittile, utilizzato soprattutto durante le cerimonie, ed aveva spesso forma cilindrica.
La situla di Plikasna è stata fatta risalire alla metà del VII secolo a. C., ma non è stato rintracciato o comunque ricostruito un contesto.
Rappresenta un unicum per forma e per immaginario figurativo.
Il nome di quest’ oggetto deriva dal suo possessore, al genitivo, presente sia sull’orlo che sul fondo del vaso.
Sia il vaso che le anse - lavorate a parte - sono in lamina d’argento. La sua forma richiama quella di uno skyphos. A caldo venne applicata una sottile sfoglia d’oro, decorata a cesello e a bulino.

La situla in questione presentava due fregi: uno che corrisponde alla massima espansione del vaso, mentre l’altro occupava la parte bassa del ventre.
L’ attacco del labbro e la separazione tra figurazioni sono divisi da un motivo a guilloche, una falsa treccia.
Il toreuta era di provenienza vicino-orientale e fuse motivi fenicio- egittizzanti delle vesti e delle acconciature con motivi greci nella corona di raggi che decorava il fondo del vaso e con armature degli opliti sempre di tipo greco.

Nel fregio minore era raffigurata una scena di pastorizia, mentre su quello principale vi era una scena più complessa, come formata da due cortei verso un lebete.
Ad essere rappresentata era anche la pyrriche, una danza armata che prevedevano dei momenti rituali di passaggio, ricordati anche dal calderone verso cui le due sfilate convergono. In particolare, il primo oplita era rappresentato nell’ atto di saltare.
A questa danza armata partecipa anche un suonatore di doppio flauto.

Secondo gli studiosi Torelli e Menichetti la situla di Plikasna può essere considerata il primo esempio dell’ acquisizione del mito greco riletto in chiave etrusca, legandolo ai riti e ai ranghi in ambito etrusco.
Anche in questo caso il mito è stato utilizzato per la creazione di un nuovo linguaggio.