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La Tomba 4461 di Pontecagnano

L' insediamento di Pontecagnano, in provincia di Salerno, è stato interessato dall' occupazione antropica in epoca molto remota. E' qui esposta la scoperta di una tomba molto interessante.

Tomba 4461 di Pontecagnano
Pontecagnano, posto nell’ agro Picentino, era uno dei più importanti centri etruschi della Campania.
All’ interno di un’ ampia campagna di scavi sono state portate alla luce numerose tombe: tra di esse, una delle più notevoli è la Tomba 4461.

La Tomba 4461 di Pontecagnano risale all’ultimo quarto dell’ VIII secolo a.c. e presenta un rituale secondario molto complesso. Il corpo, infatti, non è cremato nonostante sia deposto in un calderone.
Sono state avanzate due ipotesi:
- inumato e poi riesumato
- scarnificato e deposto come simulazione di un’ incinerazione nel calderone con fibule serpeggianti ad antenne

I rituali secondari sono ricordati dalle fonti in riferimento a Teseo.
Essi erano proibiti dalle Leggi delle XII tavole tranne che per le morti in guerra o in terra straniera.

Studi archeologici e antropologici hanno portato a delle nuove considerazioni
Il defunto ha circa 50 anni, con una potente muscolatura adatta ad una funzione guerriera. Dopo il rituale primario, a seguito forse di un decesso in terra straniera, fu deposto e riesumato per riportarlo in patria, e fu oggetto di un rituale complesso.
Forse il cranio fu prelevato al momento del rito secondario oppure la sua assenza è legato al modo in cui è morto. Sicuramente in questa fase fu asportata la parte centrale del corpo e posta nella situla.

La riesumazione forse aveva lo scopo di esaltare l’importanza del personaggio e dava la priorità alle singole parti rispetto alla totalità.
I luoghi della tomba sono tre:
a) grande calderone di bronzo (lebete)
b) piano della tomba
c) situla di tipo Kurd

Le sue ossa, poste nel calderone e sul piano, erano frammiste ad ossa di caprolino.
Nella situla, invece, ci sono solo ossa umane, dal torace al pube, e un piccolo vaso d’impasto, imitazione di una phiale di bronzo (coppetta baccellata).

Non c’è nessuna traccia di cranio e denti, nonostante siano le parti ossee che si conservano meglio: volontaria selezione dei resti ossei.
La phiale è per eccellenza l’oggetto tecnico della libagione.
Se le ossa in A e B sono connesse a sacrifici cruenti, quelli nella C hanno un rituale incruento, forse una libagione divina.
Questo rituale ricorda quello omerico di Patroclo, accompagnato anche da sacrifici umani e vittime sacrificali.

Secondo gli studiosi Kurz e Boardmann il cranio è simbolo di individualità. Quando non si poteva trasportare l’intero corpo in patria, si portava solo il cranio come ci testimonia la leggenda di Roma del caput oli (cranio parlante).

All’interno di un’area sacra a Pontecagnano è stato anche rinvenuto un cranio isolato in un canale.