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Eraserhead: la mente che cancella

architetture postindustriali- straniamento urbano -l'uomo gomma per cancellare

ERASERHEAD – LA MENTE CHE CANCELLA di David Lynch

 

CHRIS RODLEY: In Eraserhead è Henry a sognare il film o è lui a venir sognato?

DAVID LYNCH: Be’, non sono in grado di dirlo.

CR: Credo che il senso della mia domanda sia: dov’è collocato il punto di vista del film? Non è facile stabilirlo.

DL: Ben detto. Non saprei nemmeno cosa dire in proposito. Probabilmente se scrivessi lo farei in prima persona, oppure in terza… Non lo so, è così e basta.

CR: […] e nel caso in cui fossi tu a decidere una data interpretazione degli eventi […]?

DL: Vedi, è un’eventualità che non prendo neanche in considerazione!

 

 

Anzitutto la trama: in bianco e nero, si apre con una serie di dissolvenze incrociate su un tipo che grida muto ed un pianeta roccioso visto dall’alto. In una stanza buia Dio (Jack Fisk) aziona delle leve: dalla bocca del tizio esce un feto che va a fecondare una pozza d’acqua. L’uomo dell’inizio è un tipografo in vacanza, Henry Spencer (Jack Nance), e si aggira per una città industriale deserta; tornato a casa una vicina (Anna Roberts) lo avverte che la sua ragazza, Mary (Charlotte Stewart) lo ha invitato a cena. Durante il pasto, Henry viene a sapere che ha messo incinta la ragazza: il bambino è prematuro e si trova ancora in ospedale. La ragazza si trasferisce da Henry: sono genitori di una creatura ripugnante, il corpo triangolare avvolto da bende e la testa di un coniglio scuoiato, sconvolto da fremiti e da un incessante pianto che esaspera la madre, che ritorna a casa. Rimasto solo con l’orrido figlio, Henry ha una visione nella quale gli appare una donna (Laurel Near) che vive in un termosifone su un palcoscenico con due enormi tumori sulle guance, che schiaccia coi tacchi dei feti che cadono dal soffitto. Il figlio si ammala ed Henry, che è costretto, da solo, ad accudirlo, viene sedotto dalla vicina; e di notte, mentre si baciano in un cratere, torna la donna del termosifone che gli canta una canzone sul Paradiso. Henry riesce a salire sul palcoscenico ed ha, per un breve momento, toccando le mani della donna, la visione di un accecante Paradiso. Dalle quinte del palco spunta un carrello sul quale sta un albero; Henry improvvisamente terrorizzato va a nascondersi dietro un tenda; e mentre dall’albero cola del sangue, la testa gli cade dal collo, spinta dal figlio che al suo interno piange e si agita. Risucchiata da un vortice di sangue, la testa atterra sull’asfalto: la ruba un bambino che la porta in una fabbrica: dal cervello di Henry verranno ricavati gommini per matite. Nel finale, sempre più oppresso dal figlio e scopertosi tradito dalla vicina, Henry, con un paio di forbici uccide il bambino: in un’apoteosi di sangue, sostanze dense e purulente, esplosioni elettriche e visioni della testa del figlio che vaga per la stanza, il pianeta esplode, e vani sono i tentativi di Dio di fermare la catastrofe azionando le leve. Causato il disastro cosmico, Henry abbraccia teneramente la donna del termosifone, in un accecante bagliore, finalmente in Paradiso (questa la storia del film, ma ovviamente si sono tralasciati alcuni particolari: polli meccanici che agitano le ali colando sangue nero, una nonna mummificata che fuma e un feto che vaga come un lombrico ubriaco nel comodino di Henry).

fine prima parte

a cura di Vincenzo Mattia Basso

 

 

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