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Arte digitale: la genesi

Questa guida é dedicata all’arte digitale: un blocknotes relativo alla storia, agli avvenimenti, agli artisti e loro opere e quant’altro verte attorno al digitale. Prima di scrivere sull’argomento[...]

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Questa guida é dedicata all’arte digitale: un blocknotes relativo alla storia, agli avvenimenti, agli artisti e loro opere e quant’altro verte attorno al digitale.

Prima di scrivere sull’argomento della digital-art vorrei spiegare come ci si é arrivati a questa attuale forma d’arte. Oggi, in effetti, parlare o scrivere di arte digitale, pixel, computer, internet è cosa scontata. Non lo era, però, negli anni Cinquanta quando nel 1952 l’artista italiano Lucio Fontana pubblicava il “Manifesto del movimento spaziale per la televisione”. Certo non si trattava di arte digitale ma si stava già formando una nuova realtà che da lì avrebbe confluito, nell’arco di alcuni decenni, in quella che oggi chiamiamo digital-art o arte digitale.

Nasceva in quel periodo, agli inizi del futuro boom economico, l’era dell’arte elettronica . Tra tubi catodici, cavi elettrici, spinotti, jack e prese “volanti” collegati tra loro, gli artisti “elettronici” muovevano i primi passi.

Se all’italiano Fontana si deve la paternità del primo manifesto, dedicato all’arte creata con i nuovi mezzi tecnologici dell’epoca (televisore), é al gruppo “Fluxus” , invece, che si deve la nascita della videoarte.

Fluxus nasce alla fine degli anni ‘50 negli USA e attorno il 1962 avviene in Germania una tra le prime manifestazioni del movimento. Il nome é stato coniato dall’artista, di origini lituane, George Maciunas. I primi eventi artistici di Fluxus erano improntati sulla musica sperimentale e nel 1963, con la realizzazione del festival “Fluxorum fluxus” presentato alla Kunstakadenie di Dusseldorf in Germania, anche sulla sperimentazione visiva.

Presenti gli artisti: George Maciunas, Emmet Williams, Dick Higgins, Daniel Spoerri, John Cage, Yoko Ono e Silvano Busotti.

Tra gli artisti che hanno esposto in quella importante occasione anche Wolf Vostel e Nam June Paik, considerati tra i padri della video-art.

Uno degli avvenimenti più recenti dedicati a Fluxus , in Italia, è certamente quello curato da Achille Bonito Oliva dal titolo: “Ubi fluxus ibi motus” e realizzata nel 1991 a Venezia in occasione della Biennale.

Anche quest’anno alla biennale veneziana, seppur in forma minore, è stato dedicato uno spazio al movimento con la presenza dell’artista Yoko Ono storica componente di Fluxus. Tale presenza è il segno evidente della traccia indelebile che Fluxus ha lasciato all’arte contemporanea o meglio ancora all’arte tecnologica.

Commenti dei lettori

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  • Elenush85

    20 Aug 2009 - 10:39 - #1
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    bravo Paul!!! continua così… :)

  • Cristian

    21 Aug 2009 - 21:27 - #2
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    Bene, mi sembra tutto molto interessante.