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Tubi catodici, pixel e videoarte

Dai pionieri dell’arte tecnologica del gruppo Fluxus, movimento nato negli anni ‘50 negli Stati Uniti d’America, con gli artisti , Gary Hill, Bill Viola, Marina Abramovic e gli italiani Studio[...]

Frames video opere Bill Viola Dai pionieri dell’arte tecnologica del gruppo Fluxus, movimento nato negli anni ‘50 negli Stati Uniti d’America, con gli artisti , Gary Hill, Bill Viola, Marina Abramovic e gli italiani Studio Azzurro, tanto per citarne alcuni tra i più significativi, ci si avvicina sempre di più all’utilizzo del computer, seppur ancora in forma primordiale, per la realizzazione dell’opera d’arte.

E’ il periodo dei sintetizzatori, del computer, delle telecamere e di altri mezzi elettronici, tutti volti alla realizzazione dell’idea che sta alla fonte di ogni opera artistica: il frutto dell’intelletto umano. E’ in questo contesto storico che si sviluppa “l’arte del videotape”. Esponente di spicco di questa nuova espressione artistica è senza dubbio Marina Abravovic che utilizza il video per sondare, scoprire, analizzare e variare le forme d’arte performativa sino allora acquisite con tecniche più convenzionali. Valido esempio ne è il video del 1978 “AAAA”.

Più vicino al pensiero del coreano Paik è invece l’artista Bill Viola che basa le sue ricerche sul rapporto tra la musica elettronica e immagine. Citando le parole dello stesso artista, che afferma che la natura obbliga: “a rimettere in questione la nostra percezione della realtà,” si riesce a capire in tutta la sua semplicità e acutezza la visione che questo grande artista ha espresso con la videoarte.
La luce ed il calore del deserto come protagonisti primari dell’opera: ombre sfuggenti, contorni non definiti, colori vibranti in un mirabolante miraggio fuso in “Chot el-Djerid“, videotape del 1979.

Con l’avvento della videoarte cambia anche il modo di presentare le opere e quindi cambia l’allestimento e, cosa non indifferente, anche il modo di fruire l’arte. Non a caso già dal 1995 biennali blasonate come quella veneziana e, in primis, Documenta a Kassel inseriscono nei loro allestimenti opere come “Buried Secretes”, altro valido esempio di Bill Viola.

Inizia l’era del multimediale, della contaminazione tecnologica a tutti gli effetti.

Siamo ad un passo dell’arte digitale.

Commenti dei lettori

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  • Cristian

    21 Aug 2009 - 21:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    Il fatto che tu metta i link di collegamento, rende tutto molto più chiaro e facile da comprendere.