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La Cina come centro di diffusione delle Arti Marziali

Cercando un punto d'origine comune a più arti marziali arriviamo fino in Cina, dove le supposizioni e le credenze sull’origine delle arti da combattimento non solo sono incalcolabili, ma i contrasti su quanto si dice sono notevoli.

La storia delle Arti Marziali Tradizionali Cinesi è molto difficile da tracciare poiché non esistono
documenti storici sufficientemente attendibili sull’argomento. Quasi tutte le informazioni che ci sono pervenute sono state tramandate oralmente
attraverso le generazioni nell’ambito delle varie scuole ed è assai difficile distinguere quelle vere da quelle leggendarie o di pura fantasia.

Tra le leggende più attendibili c’è quella di un mitico imperatore giallo, Huang Ti, che nel III millenio avanti Cristo
fu il primo a studiare una sorta di combattimento e ad istruire le sue truppe per usarlo in battaglia.

Fonti storiche più precise risalgono al periodo denominato “primavere ed autunni” (770 - 476 a.C.) periodo in cui visse Confucio (551-479 a.C.), il grande maestro del pensiero cinese.
Questi esortava i giovani a praticare, oltre agli esercizi spirituali e allo studio, anche le Arti Marziali (corse con i carri e tiro con l’arco).

Nello stesso periodo nasce anche Lao Tse detto “Il vecchio” (attenendosi alla tradizione cinese, egli visse nel VI secolo a.C.,
anche se molti storici collocano la sua vita nel IV secolo a.C.). Egli è considerato il fondatore del Taoismo, e gli è attribuita la scrittura del “Tao Te Ching”, testo sacro taoista.
Il taoismo e l’arte del combattimento vennero influenzati dal suo pensiero, legandosi così indissolubilmente a principi mistici ed esoterici quali la meditazione,
la medicina tradizionale e l’alchimia. Questo periodo è detto degli “Stati Combattenti”, in cui la Cina era divisa in tanti stati.

Si narra che nel periodo degli Stati Combattenti esistessero i leggendari otto immortali ubriachi del Taoismo, cavalieri erranti mercenari e grandi esperti di arti marziali, detti Yu Hsieh.
Lo storico Ssu Ma Chien, nel suo trattato storico, scrive che di queste persone, seppur mercenarie, veniva decantata la sincerità e l’onestà.

Nel 221 a.C. Qin Shihuangdi (il “primo imperatore Qin”) fonda la dinastia Qin e unifica la Cina. Alla dinastia Qin succede quella degli Han (206 a.C.) ed il confucianesimo
diventa l’ideologia ufficiale della classe dominante (136 a.C.). La Dinastia Han regnerà fino al 220 d.C. e introdurrà in Cina anche il Buddhismo Mahayana (70-50 a.C.) detto del Grande Veicolo.

I primi documenti storici certi sulle atri marziali risalgo però al 500 d.C., quando un monaco proveniente dall’India diffonde in Cina il Buddismo Ch’an (Zen in giapponese,
che è una delle scuole appartenenti al Grande Veicolo); il suo nome è Bodhidarma secondo l’idioma sanscrito, o P’u-T’i Ta-Mo in lingua cinese.
La leggenda vuole che Ta-Mo scelse come sua dimora e centro per la divulgazione della sua dottrina il tempio di Shaolin-Szu,
letteralmente “tempio della giovane foresta”, e qui codificò 18 esercizi, che dovevano rappresentare l’anello di congiunzione tra corpo e spirito.

Con il passare del tempo i monaci dovettero affinare e sviluppare sempre di più le capacità combattive per difendersi dai briganti,
ed erano spesso chiamati a difesa dei poveri e dei deboli. In breve il tempio di Shaolin-Szu divenne la culla delle arti marziali
in Cina ed i monaci si conquistarono sempre più la fama di forti e temibili combattenti. Nasce così il famoso Kung-fu del tempio Shaolin,
lo Shaolin Ch’uan che più tardi, con la caduta del monastero Shaolin, darà origine a molti stili diversi di kung-fu,
ed influenzerà anche la nascita delle arti marziali giapponesi ad Okinawa.

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