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L'animale uomo e il combattimento

Ho trovato su un libro di Desmond Morris (un famoso antropologo) una parte riguardante il combattimento che ho trovato molto interessante. Così ho pensato di metterla anche a vostra disposizione. E' piuttosto lunga, ma ne vale la pena.

La biologia del combattimento umano

Il combattimento rappresenta l’insuccesso dell’intimidazione. Se i segnali di minaccia
non riescono ad appianare una disputa, allora è possibile che si ricorra alle misure
estreme e il conflitto può svilupparsi in un vero attacco fisico.
Ciò è rarissimo nelle società umane, che sono in alto grado non-violente, malgrado
quanto si suol dire in contrario, e ciò per una profonda ragione biologica.
Ogni volta che un individuo ne attacca fisicamente un altro, vi è rischio che entrambi siano feriti.
Per quanto superiore possa essere l’attaccante, non ha alcuna garanzia di uscirne illeso.
Infatti il suo avversario, per quanto più debole può esplodere con furia disperata in selvagge
azioni difensive, ognuna delle quali potrebbe infliggergli un danno durevole.
Per questa ragione le minacce sono di gran lunga più comuni del combattimento nella vita sociale ordinaria.
In effetti, le lotte corpo a corpo e senza armi sono cosi rare, da renderne difficile l’osservazione.

La maggior parte della gente trae le sue informazioni dalle risse stilizzate che si vedono al cinema o alla televisione.
Ma, in confronto ai veri combattimenti, quegli incontri cosi virili, con l’eroe e il malvagio
che si picchiano a turno, sono poco più di un balletto.
I movimenti reali vengono rallentati ed esagerati in maniera speciale per aumentarne l’impatto visivo,
proprio come nella danza si esagerano gli ordinari movimenti del corpo.
In una vera rissa, per esempio in un bar, una volta che il combattimento è scoppiato,
tutto avviene con molta più rapidità. L’attaccante esplode all’improvviso in una fulminea serie di pugni e calci;
ad ogni azione ne segue rapidamente un’altra, per bloccare qualunque contrattacco.
La vittima può reagire in tre modi: arretrare tentando di mettersi fuori portata,
proteggere il proprio corpo come meglio può, oppure afferrare l’attaccante e trasformare
l’attacco in uno stretto corpo a corpo.
Se arretra, fugge o si protegge, l’altro può frenarsi presto, avendo raggiunto pienamente il suo scopo
in pochi secondi, ma se contrattacca, allora la sequenza del corpo a corpo in cui nessuno
dei due ha la meglio sull’altro, può prolungarsi per un certo tempo spesso finendo a terra,
con i due che, oltre a scambiarsi colpi e a contorcersi strettamente uniti, spesso si strappano i capelli,
si graffiano, tirano calci e persino si mordono.

“i veri combattimenti di strada contrastano in maniera nettissima con le stilizzate scene di rissa
che vediamo nei film di Hollywood. Invece di scambiarsi soprattutto pugni alla mascella è più probabile
che i combattenti rotolino allacciati al suolo, senza che l’uno o l’altro prenda decisamente il sopravvento” N.D. Hawk

Nella stilizzata rissa cinematografica, l’eroe comincia sovente il suo attacco con un singolo,
poderoso pugno alla mascella che viene effettuato con un ampio movimento del braccio
e non è immediatamente seguito da un secondo colpo. Sotto quasi tutti i punti di vista questa è un’assurdità.
Il movimento ampio del braccio lascerebbe all’avversario tutto il tempo di evitare il pugno,
che per la sua forza e la sua portata lascerebbe inoltre l’attaccante sbilanciato e vulnerabile.
Anche la pausa dopo il colpo sarebbe fatale e la lentezza dell’attacco disastrosa.

La lotta cinematografica continua poi con una serie di colpi più o meno alternati
- una volta l’eroe, una volta il malvagio - , e l’intero processo si svolge come al rallentatore,
in paragone a un combattimento reale. Quando una rissa o uno scontro di piazza si presentano nella vita vera,
i combattenti sono spesso circondati da spettatori che sperimentano un forte conflitto tra il desiderio
di assistere all’azione e quello di allontanarsene. Il risultato è un ritmico ondeggiare della folla,
a seconda che i contendenti si avvicinino o si allontanino da questo o quel settore:
mentre uno si spinge avanti, l’altro si ritrae, come quando si disturba un branco di pesci.
Poi, quando il combattimento si fa meno furioso, la folla svolge un ruolo nuovo frapponendosi tra
i contendenti momentaneamente separati: azione che può essere sfruttata dall’uno o dall’altro
per sottrarsi alla lotta. Ancora una volta, sono la velocità e la brevità del combattimento
disarmato che spiegano la relativa passività degli astanti e le accuse che si rivolgono
loro per non aver impedito la rissa sono di solito ingiustificate.

Il combattimento dei bambini molto piccoli segue un modello analogo. Fra di essi le dispute
hanno quasi sempre per oggetto la proprietà. Un bambino tenta di impadronirsi di un oggetto
che appartiene a un altro. Si assiste allora a un rapido scontro e tutto è finito,
con uno in possesso dell’oggetto e l’altro urlante e paonazzo.
L’attacco può comprendere il dar spinte, calciare, mordere e tirare i capelli,
ma l’azione più comune è il colpo dall’alto al basso, con la parte inferiore del pugno
che colpisce il corpo dell’avversario, mentre l’azione comincia con il braccio rigidamente piegato
al gomito e sollevato verticalmente sopra la testa (e qui gli aikidoka staranno rizzando le orecchie :o) N.D. Hawk).
Da questa posizione, il colpo viene sferrato con tutta la forza verso il basso, su qualunque parte del corpo
dell’altro bambino sia alla portata dell’attaccante. Questa azione sembra tipica dei bambini di tutto il mondo
e può benissimo essere un modello di attacco innato nella nostra specie.
Inoltre è interessante notare che più tardi, quando si sono apprese altre, più specializzate forme di attacco,
il colpo dall’alto al basso ricompare nelle situazioni di scontro “informale”. Le fotografie dei disordini
di piazza per esempio, mostrano quasi sempre questo tipo di colpo come forma predominante di attacco.

Nell’adulto, naturalmente esso è reso molto più pericoloso dall’uso di mazze e bastoni.

I dimostranti picchiano i poliziotti e i poliziotti picchiano i dimostranti allo stesso identico modo:
facendo piovere colpi sui crani degli avversari. Sembra proprio un caso di “ritorno al primitivo”,
in termini di movimenti d’attacco, perché vi sarebbero molti altri colpi più lesivi,
da sferrare frontalmente invece che dall’alto. Un colpo diritto al viso, al tronco o ai genitali
con un’arma appuntita farebbe senza dubbio più danno di uno sul cranio con un’arma ottusa,
eppure queste forme “avanzate”, culturalmente apprese, sono stranamente assenti da questi scontri informali.

Continua…

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