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Prezioso Design

C’è il diamante per sempre. E c’è il gioiello in PVC. Ma magari, di design. Ovvero non è tutt’oro quel che luccica e un gioiello non deve necessariamente luccicare. Incontriamo Alba Cappellieri, curatrice della mostra allestita in Triennale. Che fa il punto sul jewellery design e dintorni…

mercoledì 16 febbraio 2005
Cominiciamo dal titolo della mostra allestita in Triennale: Design della Gioia…
Il titolo è un gioco ma è anche vero. Ci siamo soffermati sul compito del design che teoricamente è quello di aiutare a migliorare le condizioni degli oggetti. Il gioiello è, in effetti, un oggetto che dà gioia.

La mostra è divisa in sezioni perché il mondo che indaga è più complesso e sfaccettato di quanto si pensi…
Per chiarire il concetto di “gioiello di design”, si è scelto di presentare cinque categorie esemplari: - Gioiello d’artista (Carla Accardi, Getulio Alviani, Afro Basaldella, Pietro Consagra, Fausto Melotti); Gioiello di Jewellery Designer (Giampaolo Babetto, Mario Pinton, Gerd Rothmann); Gioiello Pièce Unique (Bulgari, Cartier, Chanel, Damiani); Gioiello di Fashion Designer (Chanel, Gucci); Gioiello di Produzione: (Bulgari, Cartier, Salvini) -che evidenziano altri modi della gioielleria contemporanea e quindi segnalano differenze e analogie con il gioiello di design.

Dove si colloca il design come disciplina della cultura del progetto?
Ci interessava capire come progettisti abituati a confrontarsi con una scala più ampia (vedi Marc Newson e il suo aereo), piuttosto che con la scala dell’architettura, potessero misurarsi con una scala molto più piccola come quella del gioiello.

Esistono molti modi di avvicinarsi al gioiello da parte del mondo della produzione industriale e non. Cominciamo con il caso dei fashion designer? Quando e come cominciata questa liason?
Il gioiello di moda è ancora “giovane”, un fenomeno molto recente.
Nel 1999 un’indagine di Morgan Stanley classificò tra i beni meno brendizzati la carne, il pane e i gioielli. Soltanto un anno dopo Tom Ford e Donatella Versace si resero conto che il gioiello era un settore del fashion non presidiato, scoperto. Dal 2000 a oggi non c’è casa di moda che non abbia una linea di gioielleria.
Da qui una rivalutazione del gioiello come accessorio moda ma anche una rivoluzione del sistema produttivo e distributivo. Così il gioiello storicamente pensato come pezzo unico entra nella dimensione industriale e seriale.

Può convivere l’approccio di un designer con quello dell’artista nella realizzazione di un gioiello? quali i limiti o quali le assonanze? in mostra designer, architetti e artisti sembrano percorrere strade simili?
L’approccio degli artisti è più vicino a quello degli architetti e dei designer, nel senso che sia gli artisti sia i progettisti industriali realizzano la miniaturizzazione del proprio linguaggio. Molto raramente c’è la ricerca di un’espressione propria nel mondo del gioiello. Vedi Richard Meier o Peter Eiseman che miniaturizzano le piante dei loro edifici, vedi Paolo Portoghesi che miniaturizza le facciate della Strada Novissima della Biennale di Venezia e le fa diventare anello.
Stesso discorso per la Accardi. Per un’artista questo è molto più facile che per un architetto o un designer poichè ha una consapevolezza dei materiali e delle tecniche di realizzazione superiore. Però tutti partono dal proprio lavoro.

E quando il progettista è una donna?
Al cambiare della scala generazionale si pensa al gioiello come qualcosa di afferente a un mondo completamente diverso. Per quanto riguarda le donne, Giovanna Talocci, Patricia Urquiola, Marta Laudani e altre sono molto più attente al rapporto che il gioiello stabilisce con l’abito e con il corpo.
Gioielli che lavorano sulla trasparenza, sulla sovrapposizione, un rumore per ogni movimento come nel caso dei pom-pom della Urquiola.
C’è la consapevolezza del poter variare, elemento poco consono con l’identità del gioiello, bene che doveva durare tutta la vita , anzi bene da tramandare.

La non unicità, la versatilità e la scelta dei materiali sembrano caratteristiche che portano il gioiello a trasformarsi in ornamento, questa volta prezioso dal punto di vista progettuale…
I designer hanno lavorato su questi aspetti rendendo il gioiello un oggetto userfriendly. Ecco Kostantin Grcic che realizza una collana in pvc con una canzone pop che con l’usura si scolora. Una sdrammatizzazione dell’oggetto e l’introduzione innovativa di materiali propri delle logiche industriali.
La rinnovabilità del gioiello lo fa essere accessorio senza ammiccare, come accade ai gioielli fashion, al presunto pezzo unico.

Cosa si intende allora per Jewellery designer? sono orafi?
La traduzione italiana è ingiusta. Si tratta di persone, è in mostra abbiamo citato capiscuola come Babetto, Rothman e Pinton, che lavorano sull’identità e sulla personalizzazione del gioiello.
Babetto, della scuola di Padova, scuola più importante della gioielleria italiana che ha avuto contatti, per prima, con Droog Design, conosce a fondo tutto il processo: batte la lastra e realizza l’oggetto.
Un lavoro di integrazione di saperi.

Quand’è che la gioelleria cambia e diventa oggetto di consumo, oggetto seriale?
Negli anni ‘70 Cartier e Bulgari si sono resi conto che bisognava rendere più accessibili i propri prodotti. Questa è stata un grande operazione di marketing che ha reso possibile la sopravvivenza di marchi che con i pezzi unici era garantita. Ecco allora Bulgari che divide Magnificent jewellery e la gioielleria, intendendo per la prima quella dei pezzi unici e per la seconda pezzi a prezzi più accessibili.
A prova del vero, al momento il fatturato di Bulgari si basa sulle vendite di profumi, occhiali e la suddetta categoria di gioielleria seriale.

I pezzi unici allora sono il contrario dei gioielli di design…
Per noi è esattamente l’antitesi dell’oggetto di design. Nella gioielleria tradizionale il valore è dato dalla pietra e dal metallo, mentre invece nel gioiello di design il valore è dato dal progetto.

bio Alba Cappellieri, Architetto e critico di design è docente alle Facoltà del Design del Politecnico di Milano e della Seconda Università di Napoli per il corso di Storia del Gioiello. Si occupa di estetica e progetto fra moda e design. Collabora con le principali riviste di settore e magazine femminili sui temi del design e del gioiello. La sua ultima pubblicazione è Lusso Versus Design: Italian style, beni culturali e luxury system. Alta gamma & cultura del progetto, Franco Angeli, Milano 2004

a cura di M2

Il Design della Gioia
Il gioiello tra progetto e ornamento
A cura di Alba Cappellieri e Marco Romanelli
Allestimento di Marco Romanelli e Marcello Pinzero
Grafica di Giuseppe Basile

Opere di: Franco Albini e Franca Helg, Ron Arad, Shin&Tomoko Azumi, Gijs Bakker, Mario Bellini, Sebastian Bergne, Afra Bianchin Scarpa, Ronan e Erwan Bouroullec, Fernando e Huberto Campana, Matali Crasset, Björn Dahlström, Riccardo Dalisi, Manolo De Giorgi, Michele De Lucchi, Peter Eisenman, Uwe Fischer, Emanuela Frattini Magnusson, Konstantin Grcic, Mart_ Guixé, Arata Isozaki, Nathalie Jean, Harri Koskinen, Axel Kufus, Marta Laudani, Angelo Mangiarotti, Alberto Meda, Richard Meier, Alessandro Mendini, Benedetta Miralles Tagliabue, Bruno Munari, Maria Eugenia Muratori, Emilio Nanni, Marc Newson, Paolo Portoghesi, Marco Romanelli, Rolf Sachs, Afra e Tobia Scarpa, Ettore Sottsass, Martin Szekely, Giovanna Talocci, Frank Tjepkema, Patricia Urquiola, Lella e Massimo Vignelli, Pia Wallén, Marcel Wanders, Hannes Wettstein, Michael Young

Triennale di Milano
viale Alemagna 6
tel. 02–724341
fax 02-89010693

23 novembre 2004 – 27 febbraio 2005
Orario: 10.30 – 20.30, chiuso il lunedì
Ingresso libero

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